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Guerra, Trump annuncia un blocco navale a Hormuz. La replica dei Pasdaran: "Sarà un vortice mortale"

Trump blocco navale Hormuz

Guerra Iran-USA e Stretto di Hormuz: il fallimento dei negoziati e le minacce di blocco navale riaccendono lo scontro tra Washington e Teheran.

La tensione tra Stati Uniti e Iran è tornata a crescere in modo rapido e pericoloso dopo il fallimento dei colloqui diplomatici e le nuove minacce legate allo Stretto di Hormuz. Le dichiarazioni di Trump, le reazioni di Teheran e il rischio di un blocco navale hanno riacceso lo scenario di una possibile escalation militare in Medio Oriente, con forti ripercussioni sugli equilibri regionali e globali.

Escalation militare, Hormuz e crescente tensione regionale

Lo Stretto di Hormuz è diventato il centro della crisi. Trump ha ordinato alla Marina statunitense di intercettare ogni nave che abbia versato pedaggi a Teheran e ha dichiarato l’intenzione di iniziare la rimozione delle mine posizionate nella zona. Ha inoltre avvertito che qualsiasi attacco contro navi statunitensi o civili riceverà una risposta immediata e devastante.

Ha parlato anche del coinvolgimento di altri Paesi nel blocco navale e ha descritto la situazione come un caso di “estorsione globale”.

Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno risposto minacciando di trasformare Hormuz in un “vortice mortaleper i nemici e avvertendo che qualsiasi avvicinamento militare sarà considerato una violazione del cessate il fuoco. Secondo media statali iraniani, unità speciali della marina sarebbero state dispiegate lungo la costa meridionale per prevenire possibili operazioni terrestri, mentre l’agenzia Student News Network ha diffuso immagini di soldati in assetto operativo. In parallelo, Teheran avrebbe rafforzato difese aeree, installato mine e predisposto bunker nelle isole strategiche.

Gli Stati Uniti, secondo fonti citate dal Wall Street Journal, avrebbero inviato migliaia di marines e paracadutisti in Medio Oriente, aumentando le capacità di intervento rapido. Anche il Regno Unito e altri Paesi avrebbero dispiegato unità di sminamento nell’area. Le tensioni si intrecciano con l’avvertimento americano alla Cina, accusata di possibile supporto militare a Teheran, e con la crescente militarizzazione dello scenario regionale. Sul piano del conflitto allargato, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele avrebbe neutralizzato la minaccia di un’invasione da parte di Hezbollah, creando una zona di sicurezza nel sud del Libano. Nel frattempo, nuovi raid israeliani hanno causato almeno 11 vittime nel sud del Libano.

Sul fronte iraniano, l’Organizzazione di medicina legale ha comunicato 3.375 morti dall’inizio della guerra iniziata il 28 febbraio, mentre l’ONG HRANA stima un bilancio ancora più alto, con almeno 3.597 vittime, tra cui centinaia di civili e bambini.

Hormuz, ira di Trump contro l’Iran: annuncia il blocco navale immediato dello stretto

Su Truth, il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato l’imposizione immediata di un blocco navale nello Stretto di Hormuz, dichiarando che nessuna nave che abbia pagato “pedaggi illegali” all’Iran potrà godere di libero passaggio. In parallelo, ha rilanciato l’ipotesi di un’azione militare e di misure economiche estreme, includendo anche la minaccia di dazi del 50% alla Cina nel caso di forniture di armi all’Iran. In un’intervista a Fox News, Trump ha ribadito toni durissimi contro Teheran, sostenendo che il Paese avrebbe pronunciato minacce “ancora peggiori” contro Stati Uniti e Israele, e avvertendo che infrastrutture energetiche e strategiche iraniane potrebbero essere “distrutte in breve tempo”.

Dal fronte diplomatico, il vicepresidente statunitense J. D. Vance ha comunicato da Islamabad che non è stato raggiunto alcun accordo con Iran, sottolineando l’assenza di garanzie sul definitivo abbandono del programma nucleare militare da parte di Teheran. Secondo le autorità iraniane, invece, il fallimento dei colloqui sarebbe dovuto a richieste “irragionevoli” da parte di Washington. Il premier pakistano Shehbaz Sharif ha successivamente ridimensionato la portata del fallimento, parlando di una “fase di stallo” più che di un collasso totale.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, in una conversazione con Vladimir Putin, ha affermato che Teheran sarebbe pronta a firmare un accordo “equo”, a condizione che gli Stati Uniti rispettino il diritto internazionale e le linee rosse iraniane. Tuttavia, dopo l’interruzione dei negoziati, fonti vicine alle autorità iraniane hanno dichiarato che non vi è urgenza di riaprire il dialogo, salvo un cambiamento di posizione americana su Hormuz e sulle condizioni imposte.

Sul piano interno iraniano, il portavoce del Ministero degli Esteri ha attribuito il fallimento alle “eccessive richieste” statunitensi su nucleare, risorse congelate e controllo dello stretto strategico, mentre analisi internazionali, tra cui quelle del New York Times, confermano che proprio Hormuz e l’arricchimento dell’uranio sono stati i principali nodi del negoziato. Trump ha ribadito che il mancato accordo potrebbe portare a un’escalation totale, affermando che gli Stati Uniti sarebbero pronti a colpire infrastrutture energetiche e militari iraniane “in poche ore”, mentre la crisi nello Stretto di Hormuz continua a rappresentare il principale punto di possibile detonazione del conflitto.