Gli Italiani senza cittadinanza scrivono a Mattarella
Italiani senza cittadinanza scrivono a Mattarella
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Italiani senza cittadinanza scrivono a Mattarella

Lo ius soli fa discutere, i giovani, italiani senza cittadinanza manifestano e scrivono al Presidente della repubblica

Gli ‘Italiani senza cittadinanza‘ scrivono a Mattarella, lo ius soli non è andato in posto ed è stop, almeno per ora. Dopo la fiaccolata, per lo Ius soli, in piazza Montecitorio a Roma lo scorso 20 dicembre 2017, si scrive al presidente della repubblica. Il messaggio è chiaro: ‘Non lasciateci soli’.

Italiani senza cittadinanza scrivono a Mattarella

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Lo Ius soli fa ancora parlare di sè, come una fase politica ed un problema irrisolto, messo a tacere, rinviando tutto al prossimo gennaio 2018. Ed ecco cortei e fiaccolate a Roma, dopo che il quorum non è stato raggiunto, affinchè la legge venga approvata o respinta.

La lettera di Italiani senza cittadinanza al Presidente della Repubblica Mattarella: “Presidente, non lasciateci soli“. Lo Ius soli e’ stato rinviato al prossimo 9 gennaio 2017 ma se, il presidente della Repubblica sciogliera’ le Camere il 28 dicembre 2017, il provvedimento sulla cittadinanza non potra’ diventare legge.

Una strategia voluta, quella del quorum non raggiunto.

Stop all’esame del ddl per mancanza del numero legale Ius soli. Salvini: “per fermarlo il 10 dicembre manifestazione a Roma Ius soli”, “Minniti: “Prendiamo un impegno solenne, Pd non rinunci” Pd. Renzi: “chi va via tradisce popolo non i leader”.

Gentiloni: “ius soli sarà legge entro legislatura Si moltiplicano le adesioni allo sciopero della fame per approvare lo Ius soli 26 dicembre 2017 Appello del movimento ‘Italiani senza cittadinanza’ al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per far si’ che lo Ius soli non rimanga nel dimenticatoio”. “In una lettera aperta, ragazzi e ragazze del movimento, che conta un milione di giovani residenti in Italia ma senza cittadinanza, la maggior parte nati nel nostro Paese, torna a sollecitare il via libera della legge sulla cittadinanza che in realta’ sembra ormai destinata all’oblio. Specie dopo la mancanza del numero legale al Senato nell’ultima seduta prima della pausa natalizia”.

Il testo della lettera a Mattarella

In una giornata così bella e fondamentale per le nostre vite e per la nostra democrazia, è nostro dovere ricordarLe come molte e molti di noi abbiano imparato a conoscerla tra i banchi di scuola, imparandone i valori fondamentali di libertà, uguaglianza, pace, rispetto“. “Tutti e tutte noi, l’abbiamo letta, riletta e riscoperta in questo anno di mobilitazione a favore della riforma della cittadinanza, ci siamo riconosciuti profondamente nei suoi valori, e in particolare nell’articolo 3, il cui secondo, magnifico comma, concepito dal padre costituente Lelio Basso, che recitando ‘E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese’, prospetta un orizzonte di riduzione delle diversità e di accesso ai diritti fra le varie componenti della Nazione e di progressivo ampliamento dei diritti e della platea degli aventi diritto come inscritto nell’intelaiatura profonda della Repubblica“.

Caro Presidente, si legge ancora nella lettera, concorderà con noi che il 23 dicembre la Repubblica ha fallito nella rimozione di questi ‘ostacoli’, mantenendo di fatto una distinzione netta tra cittadini e non, basata su una concezione prettamente elitaria ed economica della cittadinanza“. “Non lasci che questa battaglia, iniziata con le prime mobilitazioni della Rete Nazionale Antirazzista nel 1997, quando molti e molte di noi non erano ancora nati, cada in un nulla di fatto” aggiungono.

Talvolta le autorità di un Paese democratico sono chiamate dalla Storia a promuovere leggi che possono apparire divisive ma che in realtà sono necessarie a potenziare gli anticorpi e a creare argini contro la deriva di forze antidemocratiche e destabilizzanti.

Non lasciateci soli ancora una volta” conclude la lettera.

Non lasciateci soli ancora una volta

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Nella lettera aperta scrivono gli esponenti di ‘Italiani senza cittadinanza: “Egregio presidente della Repubblicail 27 dicembre ricorrono i settant’anni della promulgazione della Costituzione del nostro Paese. In una giornata cosi’ bella e fondamentale per le nostre vite e per la nostra democrazia, e’ nostro dovere ricordarle come molte e molti di noi abbiano imparato a conoscerla tra i banchi di scuola, imparandone i valori fondamentali di liberta’, uguaglianza, pace, rispetto, imparando a diventare di fatto cittadini e non piu’ sudditi, secondo gli auspici di Piero Calamandrei e le opportune circolari ministeriali che spingono i docenti a seminare semi di cittadinanza attiva nei loro allievi e nelle loro allieve“.

La cittadinanza e’ qualcosa di piu’ di un diritto. La grande filosofa Hannah Arendt l’ha definita “il diritto ad avere diritti” in quanto solo il riconoscimento della cittadinanza trasforma un individuo in un soggetto giuridico detentore di diritti“. Quindi la richiesta al Capo dello Stato: “Non lasci che questa battaglia, iniziata con le prime mobilitazioni della Rete Nazionale Antirazzista nel 1997, quando molti e molte di noi non erano ancora nati, cada in un nulla di fatto.

Anche perche’ cosi’ non e’. Il quadro che consegnerebbe al Paese la rinuncia a discutere in aula la riforma della cittadinanza e’ ben diverso da quello che si presentava all’inizio della legislatura”.

In questi mesi, forze oscure che puntano a indebolire le ragioni della convivenza e dello stato di diritto sono cresciute, proprio cavalcando le ragioni del fronte del no alla riforma, riattivando la memoria di parole d’ordine che credevamo dimenticate, legate al fascismo e del colonialismo. Qui, non si parla di una battaglia che punta semplicemente alla conquista di un accesso alla cittadinanza piu’ semplificato, con la nostra battaglia puntiamo ad ottenere, finalmente, il nostro riconoscimento come categoria sociale finora ignorata e dimenticata; con la nostra battaglia puntiamo ad una politica di ampio respiro, al passo con i tempi e che soprattutto sappia riconoscere i cambiamenti sociali e culturali del proprio Paese. Con la nostra battaglia, inoltre, puntiamo ad ottenere un’applicazione ancora piu’ incisiva della nostra Costituzione Italiana“.

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