La Fifa sospende la squalifica dell’attaccante Folarin Balogun ai Mondiali consentendogli di giocare contro il Belgio; il provvedimento è arrivato poche ore prima della partita in programma a Seattle. La federazione belga ha visto dichiarare inammissibile il proprio ricorso e gli Stati Uniti hanno poi perso 1-4, uscendo dal torneo. Ultimo aggiornamento: 8 luglio 2026.
La decisione ha aperto uno scontro istituzionale senza precedenti tra organismi calcistici e attori politici. Al centro ci sono l’autonomia degli organi disciplinari della Fifa, la neutralità della giustizia sportiva e la gestione delle comunicazioni che hanno accompagnato l’iter della sospensione.
Dal rosso con la Bosnia alla partita con il Belgio
L’episodio chiave nasce dal cartellino rosso mostrato all’attaccante durante la sfida contro la Bosnia Erzegovina con l’arbitro brasiliano Raphael Claus che ha giudicato da espulsione diretta il contrasto con Tarik Muharemovic.
Secondo la ricostruzione arbitrale, l’intervento è risultato pericoloso in quanto, ricadendo, il giocatore statunitense avrebbe colpito la caviglia dell’avversario. La sanzione comportava l’automatica esclusione dalla gara successiva, ma la sospensione temporanea ha consentito a Balogun di essere schierato contro il Belgio.
La tempistica della misura ha inciso direttamente sul campo e sul clima attorno alla partita di Seattle, dove il provvedimento è stato formalizzato a ridosso del calcio d’inizio.
Gli Usa hanno scontato l’eliminazione con il 1-4 subìto, mentre il contenzioso istituzionale si è intensificato, con richieste di chiarimento su procedure e presupposti regolamentari della sospensione.
Ricorso del Belgio e reazione di Uefa
La federazione calcistica belga ha presentato un ricorso formale contro la sospensione, chiedendo basi giuridiche e motivazioni dell’atto. La Fifa lo ha dichiarato inammissibile, ritenendo che la Rbfa non avesse titolo per intervenire in un procedimento in cui non era parte. La decisione è arrivata a poche ore dalla gara, esasperando un quadro già teso tra federazioni e istituzioni sportive europee.
Da Nyon è giunta una nota durissima: la Uefa ha definito la scelta della Fifa «senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile». La federazione belga ha rincarato: «Abbiamo chiesto spiegazioni legittime, la Fifa ha trasformato la questione in un ricorso e poi ha assicurato che sarebbe stato dichiarato inammissibile,». Per il fronte europeo, l’episodio ha toccato una linea di principio legata all’equità della competizione e al rispetto delle regole comuni.
La dimensione politica: la telefonata e gli avvertimenti Ue
Il caso ha assunto rilievo politico con la conferma di una conversazione tra il presidente degli Stati Uniti e il presidente della Fifa. In un punto stampa alla Casa Bianca, Donald Trump ha dichiarato: «Ho visto la partita, e capisco davvero bene lo sport. Quello non era un fallo; non era nemmeno un’infrazione. Erano due ragazzi che correvano a tutta velocità e che sono capitati a sbattere l’uno contro l’altro.» Riferendosi all’arbitraggio, ha aggiunto che lo aveva ritenuto «un po’ sospetto.» La conferma della telefonata a Gianni Infantino ha alimentato interrogativi sulla possibile influenza politica.
Dalle istituzioni europee sono arrivati richiami all’autonomia delle decisioni sportive. Il commissario Ue allo Sport, Glenn Micallef ha scritto: «Influenzare le decisioni sportive minerebbe l’autonomia dello sport.» Il vice premier e ministro degli Affari esteri del Belgio, Maxime Prévot ha dichiarato: «La politica non ha posto sul campo da calcio.» Altri esponenti governativi hanno espresso preoccupazioni sul rischio di interferenze esterne nei processi tecnici e arbitrali.
La posizione della Fifa e le voci dal mondo del calcio
In risposta alle polemiche, Gianni Infantino ha ribadito pubblicamente l’indipendenza degli organi giudiziari della Fifa. In una nota, ha affermato: «Gli organi giudiziari della Fifa sono indipendenti. Operano in autonomia, applicano il Codice Disciplinare della Fifa e decidono i casi in base alle normative applicabili e ai fatti specifici davanti a loro,». In un’altra dichiarazione, ha ribadito: «Gli organi giudiziari della Fifa sono indipendenti» e «Operano in autonomia e decidono i casi in base alle normative applicabili. La loro indipendenza è essenziale per la credibilità e l’integrità del calcio.» La Fifa ha inoltre sottolineato che i contatti istituzionali non interferiscono con i processi degli organi giurisdizionali.
Dal mondo del calcio sono arrivate prese di posizione che hanno alimentato il dibattito sull’integrità del sistema disciplinare. L’ex presidente della Fifa Sepp Blatter ha commentato: «Quo vadis, Fifa?» e «il calcio non deve mai diventare terreno di gioco per il potere politico.» Da ambienti tecnici, l’ex commissario tecnico Roberto Mancini ha definito l’iter: «Diciamo che è stata una cosa un po’ particolare, molto particolare». Osservatori e dirigenti temono che l’insieme di telefonate pressioni percepite e tempistiche processuali possa consolidare un precedente difficile da gestire in futuro.
Resta aperta la questione dei margini di manovra degli organi disciplinari in situazioni ad alta visibilità e con effetti immediati sulle formazioni in campo. Sul piano sportivo, la presenza di Balogun ha inciso sulle scelte dei due commissari tecnici; sul piano istituzionale, il rigetto del ricorso belga ha lasciato in sospeso interrogativi su legittimazione e trasparenza. Il confronto tra Fifa, Uefa e federazioni prosegue con richieste di accertamenti formali per blindare l’imparzialità e la credibilità della giustizia sportiva internazionale.
