La tragedia di Superga e il mito del Grande Torino
La tragedia di Superga e il mito del Grande Torino
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La tragedia di Superga e il mito del Grande Torino

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La tragedia di Superga ha segnato il cuore e la mente di tantissimi italiani. Ecco le cause che provocarono la morte dei giocatori del Grande Torino.

Il Grande Torino era una delle squadre più forti e amate di tutti i tempi. Sfortunatamente questa squadra è tristemente conosciuta per essere stata vittima di un tragico incidente aereo meglio noto come tragedia di Superga. In questa occasione morirono ben 31 persone.

Tragedia di Superga

Il 4 Maggio del 1949, la città di Torino era avvolta da una fitta nebbia e battuta da una pioggia sottile e incessante. Il cielo era plumbeo, l’aria cupa, e nonostante la primavera inoltrata, un vento gelido spazzava le strade e contribuiva a rendere quella giornata particolarmente umida e uggiosa. Alle 17.05 del pomeriggio, improvvisamente, un boato dal rumore spaventoso scosse il capoluogo piemontese e le zone circostanti. Questo rumore proveniva da Superga dove un piccolo aereoplano trimotore FIAT 212 delle aviolinee italiane si era appena schiantato contro il muraglione del terrapieno posteriore della splendida Basilica che domina la collina torinese.

Quell’aereo, che rubò all’Italia e agli italiani il suo più bel simbolo sportivo di sempre, riportava a casa i giocatori del Torino.

Questi erano reduci da un incontro amichevole disputato a Lisbona contro il Benfica. Il giocatore Josè Ferreira, che terminava la carriera agonistica, aveva scelto, per concludere nel miglior modo possibile, la squadra di calcio più forte e amata di quegli anni, e non solo nel Belpaese.

“Quel” Torino, che da quel giorno sarebbe diventato per tutti e per sempre “Il Grande Torino“, era considerato un team imbattibile. Era una macchina da goal impressionante, atleticamente preparatissima, dalla carica umana e sportiva irripetibile. Per quasi tutti gli anni ’40 aveva dominato la scena senza lasciar spazio a nessun altro. Aveva macinato vittorie su vittorie, senza mai perdere un incontro in casa. Riuscì a stabilire record ancora imbattuti dopo decenni, arrivando a vincere cinque titoli nazionali consecutivi.

L’ incidente, come è ovvio, scosse profondamente il mondo sportivo ma anche quello civile. Addolorò tifosi e appassionati ma anche persone che non avevano mai assistito a una partita in vita loro. Tolse crudelmente e beffardamente a un’ Italia martoriata dalle piaghe della guerra e delle macerie il suo simbolo più gioioso.

Il Grande Torino

Il Grande Torino non era solo una squadra di calcio, esso rappresentava il fiore all’occhiello di una Nazione stanca e indebolita da vicissitudini interne ed esterne. I campioni del Torino, giovani, coraggiosi, sempre vincenti con la loro aria di ragazzi della porta accanto. Erano semplici e sorridenti, così lontani dai “divi” viziati e miliardari dello sport di oggi. Si può pertanto immaginare l’impatto emotivo devastante che l’incidente provocò tra gente comune e addetti ai lavori. La commozione e il rimpianto lasciato da quegli “eroi” normali e genuini che erano soliti camminare per le vie del centro firmando autografi, che parlavano per strada con i tifosi che li fermavano. Il tutto senza clamori o atteggiamenti da superstar. Erano protagonisti di uno sport e di un mondo ormai lontani e definitivamente scomparsi.

Le vittime

E’ doveroso ricordare i nomi delle sfortunate vittime, 31 in tutto. I calciatori Valentino Mazzola, Bacigalupo, Dino e Aldo Ballarin, Bongiorni, Castigliano, Fadini, Gabetto, Grava, Grezar, Loik, Maroso, Martelli, Menti, Operto, Ossola, Rigamonti, Shubert, i dirigenti Agnisetta, Civalleri e Bonaiuti. Gli allenatori Egri Erbstein, Lievesley e Cortina, i giornalisti Casalbore, Tosatti e Cavallero. Infine i membri dell’equipaggio Meroni, D’Inca, Biancardi e Pangrazi.

Le cause del disastro non furono mai chiarite. L’ipotesi più accreditata è che il pilota sia stato tradito dalle pessime condizioni atmosferiche che non consentivano una sufficiente visibilità. Inoltre, fra i rottami dell’aereo, fu rinvenuto l’altimetro bloccato a quota 3000 mt. circa. Da ciò l’ipotesi che si fosse rotto inducendo in errore il pilota. Questo probabilmente convinto di trovarsi a quell’altezza e impossibilitato ad accorgersi che in realtà stava volando pericolosamente molto più in basso.

La tragedia di Superga cancellò in pochi, terrificanti secondi la squadra del Torino portandola via da questo mondo. Ancora oggi questa squadra continua ad essere amata e ricordata con dedizione e nostalgia. In questo modo è stata trasportata nella dimensione più elevata e nobile della “Leggenda“. Mai più esisterà vicenda o espressione sportiva capace di suscitare quelle emozioni e quelle vibrazioni dell’anima che continuano ad appartenere solo al Grande Torino e al suo inestinguibile ricordo.

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