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Lavitola, aggressione in carcere a Rebibbia: l’Amministrazione Penitenziaria smentisce

Lavitola, aggressione in carcere a Rebibbia: l’Amministrazione Penitenziaria smentisce

Lavitola sarebbe stato aggredito a Rebibbia, ma il Dap smentisce. I legali fanno sapere che sta bene e non presenta segni di percosse.

Dubbi sulla presunta aggressione a Valter Lavitola nel carcere di Rebibbia, dove è detenuto per l’inchiesta sull’attentato contro Sigfrido Ranucci. Mentre i legali riferiscono che sta bene e non presenta segni di percosse, fonti del Dap smentiscono che si sia verificato un pestaggio.

L’inchiesta sull’attentato e le tensioni dentro Report

Lavitola

si trova nello stesso istituto penitenziario in cui sono detenuti Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello e Saverio Mutone, arrestati il 30 giugno e indicati dagli investigatori come presunti esecutori materiali dell’attentato contro Ranucci. I tre, ritenuti vicini alla microcriminalità avellinese, sarebbero stati reclutati dal braccio destro dell’ex editore, Clesio Gomez Tavares, e avrebbero collocato l’ordigno davanti all’abitazione del giornalista.

Il 31 agosto il gip di Roma ha respinto la richiesta di domiciliari presentata per D’Avino e Passariello, rilevando “reticenza” e “non credibilità” in alcuni passaggi dell’interrogatorio sostenuto nei giorni precedenti: entrambi restano quindi in carcere.

Parallelamente, prosegue lo scontro interno alla Rai sul futuro di Report. I colloqui tra il direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini e gli inviati storici Bernardo Iovene e Giulio Valesini non hanno portato a una soluzione: i due hanno ribadito la contrarietà della redazione alla scelta di affidare la conduzione a Daniele Piervincenzi e Giulia Presutti, prospettando lo sciopero dei giornalisti interni e l’uscita in blocco dei collaboratori esterni nel caso in cui l’azienda non torni sui propri passi.

“Lavitola? Nessuna aggressione in carcere”. La smentita dell’Amministrazione Penitenziaria

Restano diversi interrogativi sulla presunta aggressione subita da Valter Lavitola nel carcere di Rebibbia, dove l’imprenditore è detenuto con l’accusa di essere il mandante dell’attentato del 15 ottobre 2025 contro Sigfrido Ranucci, allora conduttore di Report. Secondo quanto riportato da alcune testate, tra cui Il Corriere della Sera e Il Messaggero, nel pomeriggio del 1° settembre Lavitola sarebbe stato raggiunto da alcuni “schiaffi” e successivamente medicato, senza riportare conseguenze gravi.

Una ricostruzione che, tuttavia, viene smentita da fonti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, secondo cui “non risultano relazioni di servizio, e quindi non c’è stata alcuna aggressione”. Anche i legali Sergio e Arturo Cola pare abbiano riferito di aver parlato direttamente con il loro assistito: “Abbiamo sentito Lavitola il quale riferisce di stare bene e di non presentare segni di percosse. Stiamo rivolgendo alla procura della Repubblica una richiesta per ottenere contezza dell’esistenza e del contenuto della nota della polizia penitenziaria presso il carcere di Rebibbia relativa alla presunta aggressione subita”.

Gli avvocati hanno inoltre sottolineato che la permanenza dell’imprenditore in un reparto di alta sicurezza, insieme a detenuti accusati o condannati per reati di mafia, lo esporrebbe a possibili “pericoli per la propria incolumità”, chiedendo quindi che siano gli accertamenti degli agenti in servizio a chiarire definitivamente quanto accaduto.

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