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Legge Merlin: cos’è, come è nata e le proposte di abolizione

Sono passati sessant'anni dalla Legge Merlin, legge che ha fatto e fa tutt'ora molto discutere. Vediamo perché.

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Sono passati sessant’anni dal 20 febbraio 1958, data dell’approvazione della legge numero 75 della Repubblica Italiana, nota maggiormente come Legge Merlin, ossia con il nome della propositrice nonché prima firmataria, Angelina Merlin. La promulgazione di questo provvedimento legislativo rappresenta un momento centrale nella storia del nostro Paese, coincidendo con la sistematica chiusura delle case chiuse e la creazione dei reati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

Legge Merlin

La legge era stata presentata in Parlamento già nel 1948, ma aveva subito un lunghissimo iter legislativo a causa di un’aspra opposizione anche da parte di membri dello stesso schieramento politico. L’obiettivo della proposta di legge era quello di portare alla chiusura di tutte le case di tolleranza entro sei mesi a partire dall’approvazione, e poneva l’attenzione sulla necessità porre un freno allo sfruttamento dell’attività delle prostitute, ossia i tenutari delle case chiuse.

La prostituzione in sé non veniva indicata come reato e né per le donne né per i clienti erano previste pene, ma diveniva illegale la creazione ed il mantenimento di strutture adibite allo sfruttamento delle attività sessuali, ossia le case di tolleranza o case chiuse.

Case chiuse

Le case di tolleranza erano abitazioni dove avvenivano le prestazioni sessuali delle prostitute, ed erano munite di registro dei clienti e delle donne che vi lavoravano.

Sino al 1958, le case chiuse rappresentavano dunque l’unico modo per lo Stato di regolamentare l’attività di prostituzione. I tenutari delle case di tolleranza dovevano infatti ricevere una licenza apposita, e dovevano sottoporre i locali ed il personale a dei controlli periodici. Spesso però i controlli venivano aggirati o avvenivano sporadicamente, quindi il controllo da parte dello Stato si limitava a riscuotere le tasse d’esercizio. Il 20 settembre del 1958 vennero chiuse 560 case chiuse.

Prostituzione

Come abbiamo visto, le case chiuse assicuravano un controllo, talvolta irrisorio e limitato alla tassazione, da parte dello Stato. Di fatto quindi la prostituzione aveva dei caratteri diversi rispetto al fenomeno odierno. Malgrado le condizioni di vita e gli orari di lavoro pressanti ed inumani a cui erano sottoposte, la condizione della prostituta era comunque regolarizzata, seppur con i risvolti sociali che possiamo immaginare. Il fenomeno della prostituzione per le strade di città era molto limitato, e la chiusura delle case di tolleranza altro non fece che incrementarlo. Un altro risvolto negativo dell’abbandono del controllo statale e della regolarizzazione per quanto concerne la prostituzione è lo sfruttamento della stessa da parte di organizzazioni criminali nazionali o internazionali nella forma della clandestinità e del traffico di esseri umani.

Abolizione Legge Merlin

Proprio in questi termini si schiera l’opposizione odierna alla Legge Merlin. Già un anno fa il leader della Lega Matteo Salvini aveva avanzato l’idea di regolamentare nuovamente la prostituzione. Il fenomeno non è infatti stato arginato, ed oggi più che mai è sotto gli occhi di tutti. Un maggiore controllo dello Stato permetterebbe di limitarne lo sfruttamento da parte della malavita e ridurre il traffico di esseri umani, soprattutto minorenni e giovani donne provenienti dall’est dell’europa o dai paesi africani.

Tramite un tweet del 15 gennaio, il segretario della Lega Nord torna ad affrontare l’argomento, affermando la necessità di regolarizzare la prostituzione esattamente come avvenuto in altri “Paesi Civili”. Salvini si è spesso soffermato sul tornaconto economico della proposta, oltre che sociale. La tassazione sulle prestazioni permetterebbe non solo di fornire alle professioniste, dopo l’apertura di una partita Iva, un minimo di previdenza sociale, ma porterebbe alle casse dello Stato introiti pari a 2 miliardi di euro, secondo quanto stimato dal partito.

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