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Resilienza, la parola di moda del momento

Tutti parlano di resilienza, ma spesso a sproposito o solo per sentito dire: cosa significa la parola più “di moda” degli ultimi anni?

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Tutti parlano di resilienza, ma spesso a sproposito o solo per sentito dire: cosa significa la parola più “di moda” degli ultimi anni?

Copenhagen diventa resiliente, Alex Zanardi è l’esempio vivente di resilienza, il motto della Cybertech Europe 2018 di Roma è stato “resilienza e collaborazione” e Paolo Ruffini ha realizzato un docufilm intitolato proprio “Resilienza” per raccontare una vicenda umana particolarmente toccante, la storia vera di Alessandro Cavallini, morto ad appena 14 anni a causa di un gravissimo tumore pediatrico che ha combattuto per tutta la sua esistenza.

Il tormentone della resilienza

Insomma, se esistesse un premio per la parola “tormentone” andrebbe quasi di sicuro al termine resilienza, che non a caso genera oltre 2 milioni di risultati nelle ricerche su Google. Ma cosa significa e perché è diventato un vocabolo così di moda e così utilizzato?

Il significato della parola

Dal punto di vista etimologico, il termine deriva dal latino resiliens, il participio passato del verbo resilire che letteralmente significa “saltare indietro”, in particolare riferimento alla qualità di ciò che rimbalza o di ciò che reagisce. Al giorno d’oggi, l’approfondimento su IdeeGreen ci spiega in dettaglio che il vocabolo resilienza è stato utilizzato prima nell’ambito della scienza dei materiali, dove indica “la proprietà che alcuni materiali hanno di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione“, per poi superare questo confine e trovare nuove applicazioni.

Oggi si adatta a molti contesti

Nel linguaggio comune, infatti, la capacità della resilienza viene attribuita anche a persone, cose o città, riconosciuta anche in ambito psicologico, sociale, urbanistico ed economico: in pratica, è diventato l’aggettivo con cui identificare chi riesce a resistere a una situazione complessa senza “spezzarsi”, adattandosi a vivere al meglio nelle condizioni date, non perdendo la propria identità e le proprie caratteristiche.

La resilienza di Alex Zanardi

Come detto, si tratta di una definizione che calza in maniera ideale sulla figura di Alex Zanardi, che ha saputo diventare un modello di forza e resilienza, appunto, nonostante il terribile incidente di cui rimase vittima nel settembre 2001 (che, come noto, gli provocò l’amputazione delle gambe): in questi 17 anni, l’ex pilota è riuscito a “reinventarsi” come polisportivo e vero e proprio uomo d’acciaio, conquistando una serie lunghissima di medaglie paraolimpiche e, di recente, ha stabilito il nuovo record mondiale nella specialità ironman (che prevede 3,8 km di nuoto, 42,2 di corsa e 180 di bicicletta), con un tempo di 8h 01’ 06” che è risultato superiore di appena mezzo minuto da quello del tedesco Andi Boecherer, atleta professionista.
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La città di Copenhagen diventa resiliente

Altro ambito curioso di applicazione del termine è quello urbanistico, in cui è la città di Copenhagen a fare da modello: la capitale della Danimarca ha storicamente sofferto le conseguenze di allagamenti e acquazzoni, e dopo le intense precipitazioni del 2011 (che provocarono danni a tutti i quartieri, abitazioni e strade per un ammontare di oltre 1 miliardo di dollari) l’amministrazione ha deciso di attrezzarsi per resistere a fenomeni del genere. È nato così un progetto “verde” che ha portato alla realizzazione di un quartiere resiliente, in una antica zona operaia vicina al porto, che ora è diventato permeabile per favorire l’assorbimento di grandi quantità di pioggia grazie all’installazione di prati e parchi al posto dei classici marciapiedi di asfalto. Un’idea che unisce le finalità pratiche a un aspetto ambientalista, e che conferma Copenhagen come Capitale verde (e resiliente) d’Europa.
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