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Liliana Resinovich, si analizza il DNA di un guanto nero e un cordino trovati accanto al corpo

Quello di Liliana Resinovich continua ad essere un giallo: si analizzerà il DNA di un guanto nero e di un cordino trovati accanto al corpo nel parco

Liliana Resinovich

Ancora pochi elementi nel giallo di Liliana Resinovich e per far luce sullo stesso si analizza il DNA di un guanto nero e un cordino trovati accanto al corpo. Il prossimo 11 febbraio gli oggetti saranno al vaglio del Gabinetto regionale della Polizia Scientifica della Questura di Milano

Liliana Resinovich, il DNA sui nuivi oggetti trovati e la pista di una traccia biologica

Dopo la bottiglietta di plastica e la borsa gli inquirenti concentrano la loro attenzione su altri oggetti ritrovati fra gli alberi del parco dell’ex ospedale psichiatrico di San Giovanni a Trieste. Lì era stato trovato il cadavere di Liliana il 5 gennaio scorso. Gli investigatori hanno anche rinvenuto una mascherina chirurgica nera. 

Esami biologici sull’intimo ma bisogna fare presto: quegli accertamenti sono “irripetibili”

In calendario anche esami biologici sull’intimo della donna e sul materiale organico prelevato in precedenza.

Insomma, si stringe il cerchio ma lo si fa con gli indizi e l’indirizzo scientifico. In procedura sono accertamenti tecnici irripetibili, cioè elementi che andranno “cristallizzati” nella loro utilità al momento esatto del loro esame. Purtroppo nel caso della morte della 63enne scomparsa il 14 dicembre da Trieste non vi sono ancora svolte. 

Dalle analisi tossicologiche la chiave di lettura: se Liliana non si è uccisa qualcuno lo ha fatto

Il corpo di Liliana fu ritrovato in due sacchi neri e con due sacchetti di plastica intorno alla testa. La pista è quella di un “locus”, di una traccia di DNA che accrediti quello che è ormai palese: che cioè parlare di omicidio anche se la procura opera per sequestro di persona non è proibito. Al vaglio ci sono anche immagini di Liliana il giorno della scomparsa riprese al capolinea di piazzale Gioberti. Mancano gli esami tossicologici per accertare o resettare l’ipotesi di un suicidio innescato da un torpore indotto.

Dal canto suo il marito di Liliana, Sebastiano Visintin, ha ribadito: “Sono sereno e tranquillo, perché sono estraneo a questa storia”.

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