Il comando militare iraniano ha avvertito che chiuderebbe lo Stretto di Hormuz se gli Stati Uniti attaccassero infrastrutture nazionali, dichiarazione rilasciata nelle ultime settimane e seguita da raid statunitensi contro obiettivi militari in Iran e da attacchi a petroliere nel Golfo e nel Mar Rosso. Ultimo aggiornamento: 24 luglio 2026.
La minaccia di negare il transito del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz arteria vitale per il commercio energetico globale, è stata accompagnata da operazioni militari e da una serie di attacchi marittimi che hanno aumentato il rischio di escalation regionale.
L’evoluzione degli eventi ha generato preoccupazioni sui possibili impatti per i mercati energetici e sulla sicurezza della navigazione commerciale.
Dichiarazioni militari iraniane
Il generale di brigata Seyyed Majid Mousavi ha dichiarato che, in risposta a eventuali azioni statunitensi contro ponti o centrali elettriche iraniane, lo Stretto di Hormuz sarebbe stato chiuso al transito del petrolio.
Il generale ha detto che il presidente degli Stati Uniti era un “presidente criminale, assassino di bambini e canaglia” e ha aggiunto che le Forze Armate della Repubblica Islamica avrebbero preso di mira infrastrutture energetiche ed economiche della regione. “Si annuncia che lo Stretto di Hormuz rimane chiuso” è stata la formula usata per annunciare la misura come rappresaglia a un attacco percepito come aggressione contro impianti civili strategici.
Raid statunitensi e attacchi marittimi
L’Us Central Command ha confermato una serie di raid mirati a degradare la capacità iraniana di minacciare imbarcazioni commerciali nello Stretto di Hormuz. I raid sono stati lanciati in una sequenza di notti consecutive, indicati come risposta a episodi di fuoco contro navi e a minacce alla libera navigazione. Il presidente degli Stati Uniti ha inoltre minacciato di colpire infrastrutture iraniane, affermando: “Da questo momento in poi, ogni volta che l’Iran sparerà contro una nave nello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti bombarderanno e distruggeranno un ponte o una centrale elettrica.”
Contestualmente, gruppi armati regionali hanno intensificato attacchi contro petroliere: una coppia di navi saudite è stata segnalata in fiamme dopo essere stata colpita, con l’uso dichiarato di missili balistici, missili da crociera e droni. Sono state registrate anche segnalazioni di una petroliera danneggiata nel Mar Rosso, a poche decine di miglia dalla costa saudita, aggravando il quadro della sicurezza marittima.
Accordo nucleare con l’Arabia Saudita e reazioni politiche
Nel contesto di questi scontri, è stato approvato un accordo a lungo termine per lo sviluppo di un programma nucleare in Arabia Saudita che coinvolge aziende statunitensi e prevede anche l’accesso a materiali per l’arricchimento. L’intesa ha sollevato critiche da esponenti politici che hanno avvertito del rischio di proliferazione nella regione e ha contribuito ad aumentare le tensioni tra attori regionali e internazionali.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha ribadito che l’Iran avrebbe risposto “occhio per occhio” a qualsiasi attacco alle proprie infrastrutture, mentre leader regionali e internazionali seguono con attenzione l’evolversi delle operazioni militari e degli attacchi marittimi nel Golfo e nel Mar Rosso.
