La virologa Maria Rita Gismondo ha espresso forti critiche nei confronti dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante la sua audizione in Commissione Covid alla Camera. Le sue parole hanno acceso un dibattito acceso sulla gestione della pandemia, in particolare riguardo alle scelte fatte a Bergamo.
Gismondo ha definito «sconvolgente» il fatto che Conte non abbia mai menzionato le vittime di Bergamo, né spiegato perché, mentre si chiudevano Codogno e Lodi a Bergamo tutto rimase aperto per motivi economici.
La virologa ha anche criticato la gestione del Comitato tecnico-scientifico sottolineando che molte misure adottate non avevano basi scientifiche.
Le critiche alla gestione della pandemia
Secondo Gismondo, Conte ha riconosciuto l’importanza del dubbio nella scienza, ma ha sottovalutato il contributo di scienziati e ricercatori che non seguivano il pensiero unico imposto dall’alto.
La virologa ha anche rivelato che l’allora viceministro della Salute Pierpaolo Sileri voleva inserire nel comitato persone con opinioni diverse, ma gli fu vietato.
Gismondo ha posto diverse domande critiche: «Perché furono chiuse le aree di Codogno e Lodi e non Bergamo? Perché non fu annullata la partita dell’Atalanta? Perché dire oggi che la scienza si fonda sull’incertezza dopo aver permesso quella che definisco un’inquisizione verso chi avanzava dubbi?»
Le scelte sanitarie contestate
La consulente del ministro ha criticato anche alcune scelte sanitarie adottate durante l’emergenza. «Perché fondare la propria innocenza sulla non conoscenza della patologia Covid e aver vietato qualsiasi approccio terapeutico fuori dal coro? Perché non riconoscere di aver sbagliato nell’aver, di fatto, imposto Tachipirina e vigile attesa?» ha chiesto Gismondo.
La virologa ha concluso affermando che a settembre vorrebbe sentire parlare di queste questioni, sottolineando l’importanza di fare chiarezza sulle scelte fatte durante la pandemia.
Conte si difende in Commissione
Durante la sua audizione, Conte ha definito la Commissione Covid un «plotone d’esecuzione» nei suoi confronti e una «gabbia di protezione» verso gli amministratori locali dei partiti di maggioranza. Ha giurato di dire la verità e ha rivendicato la sua responsabilità politica per le scelte fatte durante la pandemia.
Conte ha anche mostrato un documento anonimo che accusa la società Jc Electronics di aver fornito mascherine non conformi. Ha criticato il governo per aver liquidato l’azienda con un accordo transattivo da 100 milioni di euro senza aspettare l’esito della richiesta di sospensiva.
L’ex premier ha difeso il suo operato, rivendicando i 209 miliardi del Pnrr e lo stato di emergenza prorogato anche dal governo Draghi. Ha negato di voler solleticare la pancia ai no vax, sottolineando che quando ha lasciato Chigi l’Italia era prima in Europa per vaccinazioni.
Le reazioni alla sua audizione sono state miste. I meloniani hanno definito la sua testimonianza una «farsa», mentre il virologo Fabrizio Pregliasco gli ha espresso solidarietà. La premier Giorgia Meloni ha ribadito che il lavoro della commissione non è un processo a una persona, ma un dovere verso la nazione.
