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Masoud Pezeshkian e le trattative con l'Oman per la riapertura dello Stretto di Hormuz

Masoud Pezeshkian e le trattative con l'Oman per la riapertura dello Stretto di Hormuz

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian sta cercando di negoziare con l'Oman per risolvere la crisi dello Stretto di Hormuz e migliorare le relazioni con gli Stati Uniti.

Masoud Pezeshkian ha avviato colloqui con l’Oman per tentare di porre fine allo stato di né guerra né pace tra Iran e Stati Uniti, con trattative volte alla riapertura commerciale dello Stretto di Hormuz. Ultimo aggiornamento: 10 agosto 2026.

La manovra è rilevante per il commercio globale perché lo Stretto di Hormuz è una via marittima strategica per le esportazioni energetiche e le condizioni poste da Teheran potrebbero influenzare la stabilità regionale e la sicurezza delle rotte commerciali.

Trattative Iran-Oman e richieste presentate da Teheran

Le trattative tra Iran e Oman sono entrate in una fase avanzata e mirano a definire meccanismi di gestione della navigazione nello Stretto di Hormuz. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha espresso la speranza che i colloqui con l’Oman possano porre fine allo stato di né guerra né pace che caratterizza le relazioni tra l’Iran e gli Stati Uniti.

Teheran ha presentato una serie di richieste per la riapertura, tra cui il sollevamento delle sanzioni americane e un risarcimento per i danni di guerra, condizioni indicate come prerequisiti per qualsiasi intesa che garantisca la sicurezza del transito marittimo.

Il ministro degli Esteri iraniano ha segnalato progressi nelle fasi finali dei colloqui, mentre il portavoce del ministero ha precisato che i negoziati si concentravano esclusivamente sulla via navigabile e non sui rapporti bilaterali con gli Stati Uniti.

Il portavoce ha inoltre dichiarato che lo Stretto di Hormuz “non tornerà mai alla situazione prebellica” e ha respinto l’interpretazione che l’Iran stia negoziando direttamente con Washington.

Implicazioni militari e stato delle scorte del Pentagono

Parallelamente alle trattative diplomatiche, il Pentagono ha fornito aggiornamenti sulle capacità militari e sulle scorte di munizioni. È stato confermato che la guerra contro l’Iran ha consumato oltre 1.500 intercettori Patriot, con un inventario attuale inferiore a 1.700 unità; anche accelerando la produzione, la ricostituzione delle scorte potrebbe richiedere più di due anni. Le preoccupazioni riguardano la capacità degli Stati Uniti di gestire simultaneamente altre crisi regionali con forze importanti come Russia e Cina.

Le forze americane nella regione hanno inoltre adottato misure operative per la sicurezza della navigazione: sono state deviate 51 navi commerciali, ne sono state rese inservibili 2 e altre 2 sono state ispezionate a bordo nell’ambito delle operazioni legate al blocco contro l’Iran. Alcuni dirigenti militari hanno espresso la necessità di una soluzione diplomatica alternativa all’opzione strettamente militare.

Visita del comandante Centcom in Israele e coordinamento con l’Idf

Il comandante del Centcom ammiraglio Brad Cooper è arrivato in Israele per incontri con il capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, generale Eyal Zamir e altri alti responsabili della difesa dell’Idf. Al centro dei colloqui vi sono il dossier iraniano, le valutazioni congiunte in vista di possibili sviluppi e la situazione nella Striscia di Gaza.

La visita di Cooper è avvenuta mentre l’amministrazione statunitense manteneva un livello di massima allerta in Medio Oriente, con dispiegamento di aerei cisterna, caccia e sistemi di difesa aerea nella regione. Funzionari statunitensi avevano indicato in precedenza che un accordo quadro tra Iran e Oman era vicino e che “ci aspettiamo un accordo a breve”; la prospettiva di un’intesa ha influenzato decisioni operative, inclusa la cancellazione di un attacco militare pianificato contro siti energetici iraniani.

Le parti coinvolte hanno continuato i contatti diplomatici per definire i dettagli tecnici e i meccanismi di sicurezza per la navigazione, mentre rimangono elevate le tensioni regionali e persistono valutazioni su opzioni difensive e offensive in caso di fallimento negoziale.

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