Una cittadina svizzera è risultata positiva all’Ebola mentre si trovava in Nigeria, dopo aver viaggiato in Uganda. Rimpatriata in Svizzera, attualmente si trova ricoverata all’ospedale universitario di Ginevra, quindi a circa 100 chilometri dall’Italia, precisamente da Courmayeur, in Valle d’Aosta.
Ebola, è allarme a meno di 100 dall’Italia: donna infetta ricoverata
L’Ebola lo sappiamo bene, è una delle malattie infettive più pericolose al mondo. Una cittadina svizzera si trova attualmente ricoverata, in isolamento, all’ospedale universitario di Ginevra (quindi a circa 100 km da Courmayeur, in Valle d’Aosta) dove aver viaggiato in Uganda e aver ricevuto la diagnosi in Nigeria. Sia lei che il marito sono stati fatti rientrare in Svizzera nel pomeriggio di ieri, lunedì 26 ottobre 2026, a bordo di un volo di evacuazione medica proveniente appunto dalla Nigeria.
A confermare il ricovero della donna positiva all’Ebola è stato l’Ufficio federale della Sanità pubblica.
Ebola, massima allerta dopo il ricovero di una donna in Svizzera
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), la donna attualmente ricoverata a Ginevra ha contratto il virus Bundibugyo (BDBV), ovvero una variante dell’Ebola responsabile dell’epidemia in corso nella Repubblica Democratica del Congo. La paziente è la moglie di un collaboratore dell’ambasciata svizzera ad Abuja, capitale della Nigeria.
Stando alle prime ricostruzioni, la donna avrebbe contratto il virus durante un viaggio in Uganda, mentre la diagnosi sarebbe arrivata il 20 ottobre in Nigeria, facendo così scattare le procedure sanitarie e diplomatiche al fine di organizzare il trasferimento sia della donna che del marito il quale, pur essendo considerato un contatto stretto, è stato trasferito in una struttura diversa. Questa scelta permette di monitorare separatamente le condizioni di marito e moglie e di applicare i protocolli previsti per questo tipo di emergenze. L’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp), ha comunque rassicurato sulle condizioni di sicurezza: “Non sussiste alcun rischio per la popolazione elvetica”.
