L’epidemia di HIV in Russia ha raggiunto dimensioni preoccupanti e non riguarda più soltanto le categorie considerate maggiormente a rischio. Il virus si è diffuso in maniera generalizzata in 27 regioni del Paese e il numero delle persone sieropositive ha superato quota 1,23 milioni, pari allo 0,8% della popolazione. A lanciare l’allarme sono i dati dell’Istituto centrale di ricerca epidemiologica di Rospotrebnadzor, secondo i quali la diffusione dell’infezione continua a rappresentare una grave emergenza sanitaria.
Nel 2025 sono stati diagnosticati circa 45mila nuovi casi, mentre le previsioni per i prossimi anni indicano un possibile ulteriore peggioramento. Entro il 2030, infatti, il numero delle persone che convivono con l’HIV potrebbe arrivare a 1,47 milioni.
A rendere ancora più complessa la situazione sono le difficoltà nel monitoraggio dei pazienti, le carenze nella prevenzione e i casi di trasmissione del virus all’interno delle strutture sanitarie.
Proprio gli ospedali sono diventati uno dei principali fronti di preoccupazione, con episodi legati al mancato rispetto dei protocolli igienici e all’utilizzo scorretto dei dispositivi medici.
HIV in Russia, oltre 45mila nuovi contagi nel 2025: le regioni più colpite
Secondo i dati diffusi da Rospotrebnadzor, l’infezione da HIV ha ormai superato i confini dei gruppi tradizionalmente considerati più esposti.
La circolazione del virus interessa l’intera popolazione e presenta situazioni particolarmente critiche in alcune aree del Paese. Tra le regioni maggiormente colpite figurano Kemerovo, Irkutsk e Sverdlovsk.
Nel 2025 sono stati registrati 45mila nuovi contagi. Un dato significativo riguarda le modalità di trasmissione: circa due terzi delle nuove infezioni sono avvenute attraverso rapporti eterosessuali. L’incidenza risulta particolarmente elevata anche tra gli uomini di età compresa tra i 40 e i 49 anni, con una percentuale di positività superiore al 3%.
Un altro elemento che desta preoccupazione riguarda le donne in gravidanza: a livello nazionale, oltre l’1% è risultato positivo al virus.
L’HIV rappresenta inoltre una delle principali cause di morte tra la popolazione russa in età lavorativa. Le stime indicano tra 30mila e 34mila decessi all’anno riconducibili all’infezione.
A complicare ulteriormente il quadro è la difficoltà nel garantire un controllo efficace della malattia. Secondo la ricercatrice Natalja Ladnaja, soltanto la metà delle persone sieropositive avrebbe raggiunto la soppressione della carica virale. Questo significa che almeno 600mila persone potrebbero avere ancora una carica virale non soppressa, con conseguenti rischi di trasmissione.
Esiste inoltre un problema legato alla mancata presa in carico sanitaria: dal confronto tra i dati di Rospotrebnadzor e quelli del ministero della Salute emergerebbero oltre 385mila pazienti con diagnosi confermata che non risultano registrati per il monitoraggio medico.
Contagi da HIV negli ospedali russi: riutilizzati dispositivi monouso
A preoccupare non è soltanto la diffusione del virus nella popolazione, ma anche il numero di infezioni che si verificano all’interno delle strutture sanitarie. Secondo quanto riportato dal portale medico Medvestnik, i contagi da HIV ed epatite negli ospedali russi hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi 15 anni.
Nel corso del 2025 sono stati individuati otto focolai ospedalieri, che hanno coinvolto complessivamente 104 pazienti. La funzionaria di Rospotrebnadzor Elena Igonina ha inoltre confermato l’apertura di 11 indagini nel 2026 per verificare episodi di trasmissione delle infezioni all’interno delle strutture sanitarie.
Gli accertamenti riguardano anche reparti particolarmente delicati, come quelli oncologici e i centri di emodialisi. Tra i casi segnalati figurano inoltre due episodi di trasmissione attraverso trasfusioni di sangue.
Alla base di questi contagi ci sarebbero violazioni dei protocolli igienici e delle procedure di sicurezza. Tra le pratiche contestate figurerebbe persino il riutilizzo di dispositivi progettati per essere impiegati una sola volta, come cateteri e glucometri.
Secondo il consulente Aleksej Verter, il fatto che alcune infezioni riguardino pazienti ignari della propria positività rappresenta un ulteriore segnale della diffusione silenziosa del virus.
Tagli alla sanità e carenza di farmaci: le difficoltà nella gestione dell’emergenza
L’emergenza HIV in Russia si inserisce in un contesto sanitario caratterizzato da difficoltà economiche, carenze di materiale e problemi nell’accesso alle terapie. Secondo gli osservatori, la riduzione delle risorse destinate alla sanità a favore delle spese militari avrebbe contribuito ad aggravare la situazione, favorendo anche la mancanza di materiale sterile monouso negli ospedali pubblici.
Le criticità riguardano anche la disponibilità dei farmaci antiretrovirali. La testata The Insider ha documentato episodi di carenze medicinali e persino la consegna di farmaci scaduti ai pazienti nelle aree occupate di Donetsk e Lugansk, dove la popolazione risulterebbe esclusa dagli acquisti centralizzati dei medicinali.
Anche sul fronte della prevenzione si registrano difficoltà. Evgenij Pisemskij, caporedattore di Parni+, ha evidenziato come l’abbandono della Russia da parte dei donatori internazionali non sia stato compensato da un adeguato intervento statale.
Un segnale delle difficoltà future arriverebbe anche dalla bozza del bilancio federale per il 2027, che prevede risorse aggiuntive per finanziare le terapie destinate a soli 30mila nuovi pazienti. Una cifra inferiore rispetto ai 45mila nuovi contagi registrati nel solo 2025.
Il divario tra nuove diagnosi e risorse disponibili rischia quindi di rendere ancora più difficile contenere l’epidemia e garantire cure adeguate a tutte le persone che ne hanno bisogno.
