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Perizie contestate e protocollo di reinserimento: cosa succede alla famiglia nel bosco

Perizie contestate e protocollo di reinserimento: cosa succede alla famiglia nel bosco

La disputa tecnica tra consulenti mette al centro la valutazione delle capacità genitoriali e il percorso che porterebbe al reinserimento progressivo dei figli

La controversia nota come famiglia nel bosco continua a muoversi tra documenti giudiziari e valutazioni tecniche. Al centro c’è la perizia depositata dalla consulente tecnica d’ufficio del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, la dottoressa Simona Ceccoli, e le controdeduzioni preparate dai consulenti di parte, con lo psichiatra Tonino Cantelmi in prima linea. In parallelo si definisce un possibile percorso di ricongiungimento che, se attuato, sarà progressivo e vincolato a step ben definiti.

La rinuncia all’incarico dei legali Marco Femminella e Danila Solinas ha aggiunto un elemento di complessità alla difesa del nucleo familiare. Cantelmi ha annunciato che completerà la contro-perizia per ribattere ai contenuti tecnici della Ctu, mentre la stampa e l’opinione pubblica seguono le mosse istituzionali che riguardano i tre minori ospitati in una casa famiglia a Vasto.

Le contestazioni alla relazione della Ctu e il ruolo dei consulenti

Il documento redatto dalla consulente del tribunale è stato oggetto di critiche puntuali da parte dei periti della difesa, che ne hanno messo in luce presunte debolezze metodologiche, riferimenti bibliografici datati e conclusioni ritenute non supportate da osservazioni dirette. Il professor Cantelmi ha parlato apertamente di un elaborato «logorroico e inconsistente», contestando soprattutto l’uso di inferenze basate su test proiettivi e interpretazioni non suffragate da dati osservazionali ripetuti.

Questa linea di attacco mira a ridimensionare la forza probatoria della perizia e a richiedere un esame più rigoroso delle interazioni reali tra genitori e figli.

Criticità cliniche e assenza di diagnosi

I consulenti di parte sottolineano che nell’analisi non emergono evidenze di patologie psichiatriche conclamate né di disorganizzazione del funzionamento mentale dei genitori. Cantelmi e la psicologa Martina Aiello sostengono che caratteristiche come la rigidità, la riservatezza o il controllo non costituiscono automaticamente indicatori di incapacità genitoriale. Per i periti della difesa, molte delle conclusioni negative derivano da inferenze indirette piuttosto che da osservazioni sistematiche dell’interazione genitore-minore.

Il protocollo previsto per un eventuale ricongiungimento

Le autorità minorili non escludono il ripristino del nucleo familiare, ma lo condizionano a un percorso strutturato. Il protocollo ipotizzato prevede il trasferimento della residenza nell’alloggio messo a disposizione dal Comune di Palmoli, il coinvolgimento in un percorso di supporto psicoeducativo e una fase di osservazione. Il reinserimento dei bambini dovrebbe avvenire in modo graduale: inizialmente con uscite nel fine settimana, per poi valutare un ritorno stabile accompagnato da un intervento educativo domiciliare se le condizioni lo permetteranno.

Condizioni attuali dei minori e elementi di stabilità

I tre figli che vivono nella casa famiglia di Vasto risultano inseriti nelle attività di socializzazione e frequentano regolarmente la scuola. Le abitudini quotidiane, come l’alimentazione vegana e la continuità della cura pediatrica, sono segnalate come elementi di stabilità dal personale che li segue. Tuttavia, nella valutazione tecnica pesa il giudizio sull’impatto del tenore di vita e dello stile educativo dei genitori sui diritti fondamentali dei minori, come l’istruzione, la salute e la socializzazione, che la magistratura è chiamata a tutelare in via prioritaria.

Scadenze processuali, dossier difensivo e reazioni pubbliche

Sul piano procedurale è previsto che la Ctu dia risposta entro un massimo di venti giorni alle controdeduzioni dei consulenti di parte; su questo limite temporale si concentreranno le prossime azioni tecniche. Cantelmi e Aiello stanno predisponendo un dossier che mira a mettere in discussione la legittimità dell’impianto che ha portato all’allontanamento dei minori. Nel frattempo, la vicenda è entrata anche nel dibattito politico e mediatico: il ministro per la Famiglia, Eugenia Roccella, ha espresso preoccupazione per l’impatto delle decisioni, mentre iniziative di sostegno simbolico alla coppia sono previste in ambiti pubblici come alcune manifestazioni sportive.

Prospettive e possibili sviluppi

Il futuro della vicenda dipenderà dall’esito tecnico-giudiziario delle integrazioni e dalle osservazioni successive: se la contro-perizia fornirà elementi sufficienti a smentire le conclusioni della Ctu, si aprirebbero nuove possibilità per accelerare il percorso di reinserimento; in caso contrario, il sistema di protezione attuato attualmente potrebbe consolidarsi e rendere il ricongiungimento più complesso e prolungato. Resta centrale la necessità di bilanciare la tutela dei diritti dei minori con il principio che la separazione debba essere misura di ultima istanza.