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Piscina per sole donne in Italia: bufera sull'iniziativa

Piscina per sole donne in Italia: bufera sull'iniziativa

Piscina per sole donne a Tor Tre Teste, l’iniziativa fa discutere: il capogruppo del Pd Poverini chiarisce modalità e obiettivi.

La piscina comunale di Tor Tre Teste, a Roma, ha organizzato per quattro mercoledì di agosto alcuni turni riservati alle donne, con personale femminile e la possibilità di indossare qualsiasi tipo di costume, dal bikini al burkini. L’iniziativa ha però acceso inizialmente un dibattito politico sull’inclusione e sull’integrazione.

Piscina per sole donne a Tor Tre Teste: Poverini chiarisce l’iniziativa dopo le polemiche

È

bastata l’organizzazione di alcuni turni al femminile per accendere il dibattito politico intorno alla piscina comunale di Tor Tre Teste, nella periferia est di Roma. La struttura, in via Giuseppe Candiani, sarà accessibile esclusivamente alle donne per quattro mercoledì di agosto, il 5, 12, 19 e 26, in due fasce orarie: dalle 7:30 alle 9:30 e dalle 18:30 alle 20:30.

L’iniziativa, nata da una proposta di alcune ragazze della Comunità islamica di Roma, non è però riservata alle sole musulmane: possono partecipare tutte le donne dai 16 anni in su, pagando una quota complessiva di 40 euro per i quattro appuntamenti. A disposizione ci sarà personale interamente femminile, compresa una segretaria e una bagnina, mentre sarà possibile scegliere liberamente il costume, dal bikini al costume intero, passando per tankini e burkini.

La precisazione del capogruppo del PD Poverini a RomaToday è importante perché sui social e su alcune testate l’iniziativa è stata presentata come un’apertura della piscina esclusivamente alle donne di fede islamica. Una ricostruzione contestata dal capogruppo del Pd nel Municipio V, Claudio Poverini, che ha spiegato di aver semplicemente favorito il contatto tra le giovani promotrici e l’impianto sportivo. “L’idea è di alcune ragazze della comunità islamica di Roma e che io ho semplicemente aiutato a trovare un impianto in cui poter organizzare l’iniziativa – spiega –. Le ho messe in contatto con la piscina di Tor Tre Teste che si è mostrata disponibile. Tutto qui, non è assolutamente vero che la struttura è riservata solo alle donne di religione islamica. È falso, possono accedere tutte le donne, penso per esempio a coloro che, per i motivi più disparati, sono a disagio a mettersi in costume. Con questa iniziativa potrebbero avere uno spazio sicuro in cui farlo. Il resto sono polemiche pretestuose”. Poverini ha inoltre smentito l’utilizzo di fondi pubblici: “C’è stato anche chi ha insinuato che fossero stati spesi fondi pubblici. Falso anche questo: le donne pagheranno una quota per accedere in piscina nelle giornate individuate. Trovo tutta questa polemica vergognosa”.

Piscina di Tor Tre Teste, Rampelli contro i turni per sole donne: annunciata un’interrogazione parlamentare

La scelta ha comunque provocato una dura reazione da parte del centrodestra. Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, esponente di Fratelli d’Italia, ha annunciato un’interrogazione parlamentare ai ministri dello Sport Andrea Abodi e dell’Interno Matteo Piantedosi. In un’intervista al Corriere della Sera, Rampelli ha definito la decisione “l’esatto contrario dell’inclusività”, sostenendo che l’iniziativa rischierebbe di trasformare uno spazio pubblico in un luogo di separazione tra uomini e donne.

Anziché tutelarle – afferma – se ne avalla la segregazione e si rafforza una pratica religiosa che non ha nulla a che vedere con la laicità dello Stato”. Il deputato ha poi sottolineato che l’impianto, pur essendo gestito in concessione, è comunale e dovrebbe quindi rispettare “i principi costituzionali di inclusione, parità di genere e tutela della libertà”. Da qui la sua critica alla possibilità di creare fasce dedicate esclusivamente alle donne: “Ci siamo lamentati dei circoli sul lungotevere che escludevano l’ingresso delle donne, e ora facciamo piscine a uso esclusivo di quelle musulmane, legittimando la segregazione femminile?”.

Rampelli ha inoltre sostenuto che l’integrazione non dovrebbe passare dall’adattamento delle strutture pubbliche a esigenze religiose che, secondo la sua lettura, entrerebbero in contrasto con l’uguaglianza tra i sessi. In questo senso ha parlato di un “primo, spudorato esperimento di introdurre norme islamiche all’interno delle nostre vite”, arrivando ad affermare: “La sharia passa per le piscine”.

Piscina di Tor Tre Teste, Morassut difende i turni per sole donne: “Una decisione giusta”

Di segno opposto la posizione del deputato del Partito democratico Roberto Morassut, che ha definito la proposta una “forma di delicatezza” e una “decisione giusta”. Secondo l’esponente dem, offrire per alcune giornate uno spazio ricreativo esclusivamente femminile può permettere anche a donne che normalmente evitano la piscina per motivi culturali o personali di partecipare alla vita sociale. “Se vogliamo – dice – possiamo discutere sulla condizione della donna e della sua emancipazione in altre culture, ma quella di mettere a disposizione un servizio ricreativo mi sembra una soluzione immediata che evita che rimangano fuori dalla vita sociale e civile”.

Morassut ha respinto anche l’idea che l’iniziativa rappresenti una sorta di introduzione di precetti islamici nella società italiana. Rispondendo a Rampelli, che aveva parlato di uno “spudorato esperimento di introdurre norme islamiche all’interno delle nostre vite”, ha replicato: “Un’affermazione assurda, fuori dalla realtà. Non è che in questo modo Roma o l’Italia si adeguano a una cultura diversa. La città e il Paese ospitano e quindi mettono in campo tutto quanto possibile perché queste persone si integrino e mantengano le loro tradizioni. E poi in fondo ognuno di noi è ospite di se stesso perché siamo tutti un misto di culture e tradizioni. Contano le persone, per me, la loro serenità e la possibilità di vivere con pienezza”.

La vicenda, dunque, resta al centro di un confronto che contrappone due letture differenti: da una parte il timore che gli spazi separati possano alimentare discriminazioni di genere, dall’altra la convinzione che offrire un ambiente temporaneamente riservato alle donne possa rappresentare uno strumento concreto per favorire partecipazione, libertà e inclusione.

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