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Politecnico di Milano il migliore in Italia, il Rettore: "Oltre i confini siamo ancora indietro"

Politecnico di Milano

Sebbene il Politecnico di Milano sia finito 17 esimo nella classifica delle migliori università al mondo, secondo il Rettore ci sono ancora molte cose da migliorare.

Università, tra le migliori al mondo, c’è soprattutto una: il Politecnico.

A confermare la bontà del lavoro svolto finora dall’università italiana è il Qs World University Rankings, la classifica più importante a livello internazionale che valuta la qualità di tutti gli atenei del mondo. Se però dentro i confini nazionali è un primato, c’è ancora molta strada da fare se si assume una prospettiva internazionale: il Politecnico si trova infatti al 170esimo posto nel mondo.

Un risultato che, come già detto, mette in risalto il lavoro certosino fatto negli anni dal Politecnico di Milano e su tale discorso, in un ‘intervista a ‘La Repubblica’, il Rettore Ferruccio Resta, ha detto: “È ottimo ed è frutto del buon lavoro fatto da chi mi ha preceduto.

Non tanto perché siamo la prima università italiana, quanto perché abbiamo guadagnato 13 posizioni nell’ultimo anno e 60 negli ultimi cinque. Sfido a trovare un altro ateneo che ha la nostra età e che è riuscito a fare un balzo del genere in così poco tempo“.

Un risultato, quello del Politecnico di Milano, che però fa anche capire che c’è ancora da lavorare tanto per competere con le università inglesi e quelle americane.

Proprio su tale argomento, il Rettore Resta ha spiega a ‘La Repubblica’ che “il rapporto studenti docenti è quello che ci penalizza di più. Abbiamo un punteggio bassissimo e incide molto, circa il venti per cento della valutazione totale è legato a questo aspetto. Cosa significa? o che abbiamo troppi studenti. Dipende dai punti di vista, ma nella sostanza il problema è del sistema universitario. Siamo arrivati al punto in cui dobbiamo chiederci se vogliamo garantire una maggiore formazione, e quindi dobbiamo aumentare i numeri, oppure se vogliamo le università che competono a livello internazionale, e quindi ridurre questi numeri.

È una questione puramente politica“.

Per continuare a migliore e crescere, bisogna puntare sui punti di forza ovvero, su quei risultati ottenuti che hanno permesso al Politecnico di Milano di salire ulteriormente in classifica. Sicuramente – ha detto il Rettore – sulla formazione, che è in grado di offrire robustezza nelle basi ma anche di leggere le trasformazioni del mercato: i datori di lavoro che valutano la qualità dei nostri laureati ci mettono al 53esimo posto nel mondo.

È in forte crescita anche la nostra reputazione accademica. Ciò significa che siamo inseriti in contesti internazionali grazie a progetti di ricerca importanti. E grazie a relazioni internazionali continue con progetti condivisi con gli atenei del mondo“.

L’obiettivo adesso è quello di migliorare i servizi dell’Ateneo e di renderlo competitivo come le università inglesi e americane anche se, secondo alcuni, queste classifiche hanno parametri discutibili.
Come tutte le classifiche – sostiene il Rettore Resta a ‘La Repubblica’ – ci sono luci e ombre. E lo dico io che sono contento dei risultati di oggi, mentre normalmente le critiche arrivano da chi è deluso. Ma oggi milioni di studenti nel mondo fanno le loro scelte guardando proprio queste classifiche. Che ci piaccia o meno, questi giovani hanno bisogno di numeri sintetici per fare le loro valutazioni. E la stessa cosa fanno i ricercatori che magari devono scegliere l’ateneo dove portare i finanziamenti che hanno attenuto“.