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Al via la conferenza sulla Libia a Palermo

Il summit è volto a trovare un accordo sul futuro del Paese. Conte: "Superare lo stallo, non si tratta di allearsi con l'uno o con l'altro".

Giuseppe Conte non parteciperà al colloquio per La Sapienza

Il vertice internazionale, della durata di due giorni, vedrà la partecipazione di diversi leader di paesi africani ed europei. Blindata Palermo. L’obiettivo: trovare un accordo per definire l’incerto futuro della Libia, da diversi anni in una situazione politica instabile.

Conte: “Credo che l’Italia abbia la responsabilità e la capacità di svolgere un ruolo utile”. In dubbio la partecipazione del tenente generale Haftar, in controllo della Cirenaica.

Conferenza Libia, Palermo blindata

Ben cinque scuole del quartiere dove si terrà la Conferenza internazionale sono state chiuse per le giornate del 12 e 13 novembre. In una Palermo circondata da centinaia di milizie armate, si attende in giornata l’arrivo di esponenti delle Nazioni Unite, e dei principali attori che si contendono il controllo dello Stato Libico, teatro di tumultuosi scontri già a partire dalla caduta del regime Gheddafi.

La situazione è andata poi peggiorando a fine 2015, dopo l’accordo sulla formazione di un governo presidiato da Fayez al-Sarraj, cui si sono opposti vari gruppi armati che da tempo hanno invaso la capitale Tripoli. La presenza del capo del gruppo sicuramente più influente, Khalifa Haftar, che detiene il controllo della regione orientale della Cirenaica, è tuttavia stata negata dai media libici.

Grandi assenze nella Conferenza

Non saranno presenti leader di grande spicco come Macron, Merkel e Trump, con l’Italia che si vede quindi lasciare il ruolo di principale mediatore tra le fazioni.

Conte assicura: “Leader internazionali ci sostengono“. Presenti invece al summit stati africani come Tunisia, Algeria, Egitto e Ciad, e stati europei come Malta e Grecia. Il Primo Ministro italiano avrebbe sostenuto un lungo incontro con Haftar a Roma nei giorni scorsi. “La sua visione non è certamente coincidente con quella del presidente Sarraj e la storia recente lo dimostra. Ciò tuttavia non significa, anzi, che non valga la pena metterli intorno allo stesso tavolo. Mi aspetto che Haftar sia presente“.

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