"Cara prof che vuoi morto papà": parla figlia di poliziotto
“Cara prof che vuoi morto papà”: parla figlia di poliziotto
Torino

“Cara prof che vuoi morto papà”: parla figlia di poliziotto

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Una lettera anonima dalla figlia di un poliziotto è stata mandata a mezzo social all'insegnante di Torino che si era schierata contro gli agenti

Inizia così la lettera mandata senza firma all’insegnante di Torino intervistata da “Matrix”. La donna aveva urlato “dovete morire” rivolgendosi agli agenti schierati durante gli scontri della settimana scorsa nel capoluogo piemontese. La lettera aperta della figlia di un poliziotto è stata pubblicata su una pagina Facebook in sostegno alle forze dell’ordine.

Tu che gli urli ‘dovete morire’, vedi ogni volta che mio padre si allaccia gli anfibi e si chiude il cinturone ho davvero paura che qualcuno lo faccia morire. Forse tu non sai cosa vuol dire. Tu non sai cosa vuol dire vivere di turni, vivere di imprevisti, di compleanni in cui nelle foto ci sono tutti: tranne lui. Del pranzo di Natale che diventava freddo a forza di aspettarlo. Il cuscino vuoto accanto a mia madre. Del freddo, del sonno, del sangue sulla strada, degli insulti che gente come te ogni giorno rivolge a chi indossa una divisa.

La solidarietà dal web

La lettera ha già raccolto moltissime condivisioni e commenti di apprezzamento.

La missiva continua così:

Cara professoressa, hai mai provato ad accarezzare la stoffa della giacca di un poliziotto o di un carabiniere? Sai non è di un cotone morbido, non è il lusso che tutti credono che lo Stato regali a quegli uomini e a quelle donne in divisa. Cara professoressa, tu sai che mentre auguravi a quei ragazzi la morte a casa c’erano i loro bambini che si erano appena addormentati che si aspettavano di vedere i loro papà il giorno dopo come tutti i giorni? Lo sai che c’erano madri, fidanzate e mogli che in quel preciso momento stavano pensando a loro? E stavano pensando se magari potevano avere troppo freddo là fuori?

Gli scontri di Torino

Negli scontri di Torino un agente della polizia era stato ferito da una scheggia esplosa da una bomba carta. La bomba in questione era stata lanciata dal gruppo di antagonisti che erano presenti al corteo.

A questo gruppo aveva partecipato anche l’insegnante, che ora Matteo Renzi vorrebbe “licenziare”. La lettera termina così:

Non sono dei mostri come li dipingete. Ma sono persone. Le stesse persone che chiamate a tutte le ore se avete bisogno di aiuto. Loro, anche se voi gli augurate le morte, vengono ad aiutarvi. Perché hanno giurato di esserci, e quella divisa che tanto odiate rappresenta anche questo. C’è chi della propria divisa ne fa un abuso, come ovunque c’è la mela marcia. Sono concorde nel punirlo adeguatamente secondo le leggi, ma non per questo bisogna augurare il male a tutti coloro che indossano una divisa. Perché io nonostante tutto non auguro del male a nessuno e mai lo farò, perché mi hanno insegnato il rispetto per la vita di tutti.

Così, cara prof, ora vai e guarda negli occhi tuo padre e tuo marito/compagno/fidanzato che sia (se ne hai uno), guardali negli occhi e cerca solo di immaginare cosa si possa provare: a sapere che tanta gente come te augura la morte a quegli uomini che per noi sono la vita.

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