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Ragazzo senza lavoro si impicca dopo colazione con fidanzata

Tragedia nel Mantovano, dove un ragazzo 22enne si è ucciso impiccandosi alle scale di casa, disperato perché senza lavoro. L’ha trovato la fidanzata.

Ambulanza

Ennesima tragedia causata dalla disoccupazione nel nostro Paese. Nel Mantovano un ragazzo di soli 22 anni si è impiccato ad una corda che aveva appeso alla ringhiera della scala interna del condominio dove abitava, dopo aver fatto colazione con la giovane alla quale era legato da tempo. E’ stata proprio la fidanzata a trovare il 22enne con ancora il cappio al collo.

Impiccagione

Il racconto della giovane

Scale

Agli inquirenti la ragazza ha raccontato che il compagno era molto demoralizzato proprio per via della mancanza di lavoro e nelle ultime settimane ancora più. Aveva fatto decine di colloqui non andati a buon fine e conclusisi tutti o subito con un “no” o con le solite scoraggianti frasi “Ripassi più avanti” o “Grazie, le faremo sapere”, che per lui erano diventate un’ossessione. Così è arrivato al gesto estremo, forse dopo che l’ “ultima speranza” di trovare un impiego era risultata vana.

Quella maledetta mattina, dopo aver fatto colazione insieme nel negozio dove la ragazza lavora con i suoi genitori – gli dava una mano lei insieme insieme alla sua famiglia -, lui era tornato a casa. La giovane si era accorta che qualcosa non andava, così dopo un po’ ha pensato che fosse meglio rientrare a controllare che il fidanzato stesse bene: ha fatto le scale in fretta, ma si è trovata di fronte l’orrore.

Carabinieri

Ha chiama subito i soccorsi e il ragazzo è stato trasportato d’urgenza all’ospedale, ma è stato tutto inutile: il 22enne è deceduto per asfissia.

Molti altri casi

Non si contano i casi di persone, anche giovani, che hanno deciso di togliersi la vita perchè non trovavano lavoro, magari dopo averlo perso a causa della crisi economica. Diversi casi nel solo 2017: a dicembre, a Sora (Frosinone), si era suicidata una ragazza di 19 anni, Ana Maria Cioponea, perchè non le era stato rinnovato il contratto dal negozio di articoli per la casa in cui aveva lavorato come commessa.

Stessa tragica decisione nel luglio scorso per un 39enne di Villanova di Cepagatti, in provincia di Pescara, e per un 30enne friulano. Nella sua lettera di addio, quest’ultimo spiegava di non poter passare il proprio tempo “a cercare di sopravvivere”, a “fare sforzi senza ottenere risultati” se non “critiche”, di colloqui di lavoro inutili – come grafico pubblicitario – e sentendosi dire “troppi no”. Poi aveva sintetizzato “Di ‘no’ come risposta non si vive, di ‘no’ si muore”, scrivendo ai genitori pieno di frustrazione e di rabbia prima di farla finita. E i tragici esempi potrebbero continuare.


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