Re Leopoldo: le atrocità commesse nel Congo Belga alla fine dell'800
Re Leopoldo: le atrocità commesse nel Congo Belga alla fine dell’800
Storia

Re Leopoldo: le atrocità commesse nel Congo Belga alla fine dell’800

re leopoldo

Nel XIX secolo re Leopoldo, potente sovrano del Belgio, ridusse in schiavitù le popolazioni dell'Africa, uccidendo e mutilando milioni di persone

Le terrificanti visioni che sconvolsero Kurtz, uno dei personaggi letterari dell’Ottocento, sono le immagini di un genocidio poco noto. Stiamo parlando delle terrificanti atrocità perpetrate tra fine Ottocento e inizio Novecento dal re Leopoldo II nel suo dominio del Congo Belga. Il sovrano, subdolo e crudele, passava per essere un filantropo, ma invece fu artefice di uno dei più grandi misfatti della storia moderna.

Nel 1885 re Leopoldo II riuscì a impossessarsi di un grande territorio ricoperto di foreste nel cuore dell’Africa. Si trattava del bacino idrografico del fiume Congo. La conquista di questo territorio avvenne grazie a un’abile campagna di pubbliche relazioni. Gli obiettivi erano promuovere le ricerche geografiche e scientifiche, la lotta ai mercanti di schiavi arabi e la diffusione della civiltà e del progresso.

Per raggiungere i proprio scopi, re Leopoldo reclutò il più grande esploratore del suo tempo, Henry Morton Stanley. Il quale percorse il fiume e fece firmare centinaia di contratti ingannevoli con i capitribù locali.

Predispose inoltre le basi per la costruzione di un sistema di stazioni che furono i collettori delle ricchezze della foresta. Questi, attraverso il fiume, potevano giungere ai porti sulla foce e arrivare poi in Europa.

Schiavi del caucciù nel Congo Belga

Una delle più grandi ricchezze della foresta a quel tempo era una ambitissima resina, che si ricavava dalla corteccia degli alberi della gomma. Il materiale si raccoglieva in contenitori messi ai piedi del tronco. Si trattava in sostanza del caucciù, destinato a diventare il precursore della plastica. Per avere il controllo di tale materia, re Leopoldo organizzò un vero e proprio regime commerciale e militare, fondato in modo consapevole sul terrore.

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Per tale scopo era necessario recuperare della manodopera per raccogliere il caucciù e trasportarlo fino al mare. Così tutti gli africani della zona furono obbligati a raccogliere la resina senza ricevere alcun tipo di compenso. Ogni villaggio era costretto a consegnare agli emissari del re filantropo una certa misura del prezioso prodotto vegetale.

Chi si rifiutava o consegnava quantità minori di quelle richieste, veniva punito fino alla mutilazione. Gli veniva tagliata una mano o un piede, mentre alle donne venivano amputate le mammelle. Contro i ribelli si ricorreva poi all’assassinio, a spedizioni punitive, alla distruzioni di villaggi, alla presa in ostaggio delle donne.

Crudeltà disumana

A fare il lavoro sporco erano circa duemila agenti bianchi, collocati nei punti più importanti del nuovo regno di re Leopoldo. Molti di loro erano dei delinquenti in patria e malpagati in Congo. Ogni agente stava al comando di truppe di mercenari e di alcuni nativi armati, per assicurarsi che la gente facesse il proprio dovere. Se la quota era inferiore a quella stabilita, si faceva ricorso a fustigazioni o mutilazioni. Era un vero metodo del terrore, tanto efficace quanto diabolico.

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Tutto questo, è bene ribadirlo, accadeva nello Stato Libero del Congo. Questo era il nome che re Leopoldo aveva dato al suo possedimento.

Il risultato fu che nell’arco di un ventennio morirono circa 10 milioni di persone, per le amputazioni e le violenze o per epidemie e fame. Un’altra forma di punizione per chi non portava le quantità volute di caucciù era la distruzione dei raccolti o dei villaggi. Portare la preziosa resina nelle quantità richieste diventava però sempre più difficile. Le piante adatte, infatti, visto lo sfruttamento intensivo, si trovavano sempre più lontane dal fiume, quindi molti villaggi non riuscivano a onorare le richieste.

Nel mese agosto del 1908, prima di cedere la propria colonia personale al governo del Belgio, re Leopoldo II fece bruciare per otto giorni consecutivi la maggior parte dei suoi archivi. Oltre alle carte ridotte in cenere, fece tacere i testimoni scomodi. Fu così che una parte determinante di questa storia di dominazione europea in Africa venne cancellata e dimenticata.

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