Il governo italiano ha ribadito il suo impegno a rispettare le normative europee sull’intelligenza artificiale, in particolare il AI Act garantendo al contempo la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini. Tuttavia, l’adozione di tecnologie di riconoscimento facciale negli spazi pubblici ha acceso un acceso dibattito tra politici e esperti di privacy.
Fonti di Palazzo Chigi hanno dichiarato che l’Italia si pone all’avanguardia nella governance dell’intelligenza artificiale essendo stata la prima in Europa ad adottare una normativa di sistema. Il governo continua a lavorare per uno sviluppo dell’IA centrato sull’uomo e governato dall’uomo.
Le critiche degli oppositori
Nonostante le dichiarazioni ufficiali, alcuni politici hanno espresso forti preoccupazioni riguardo all’uso del riconoscimento facciale.
Il senatore Filippo Sensi ha avvertito che, con la scusa di adeguarsi al regolamento europeo, si stanno allentando importanti garanzie per i cittadini. Anche il senatore Pietro Lorefice ha lasciato la commissione Affari europei per protesta, definendo l’uso del riconoscimento facciale una deriva pericolosa.
Nel mirino ci sono due articoli del provvedimento, l’articolo 8 e l’articolo 10.
Il primo disciplina l’uso dei sistemi di identificazione biometrica remota in tempo reale per finalità di prevenzione e ricerca di persone scomparse. Il secondo introduce un meccanismo per integrare i sistemi di videosorveglianza già autorizzati con tecnologie di riconoscimento facciale a posteriori.
Le preoccupazioni di Sensi
Sensi ha sottolineato che la giurisprudenza europea esclude che il pubblico ministero possa autorizzare l’accesso ai dati personali contenuti in dispositivi elettronici. Secondo il senatore, la soluzione corretta sarebbe quella di attribuire il potere autorizzativo a un giudice per le indagini preliminari come previsto dal regolamento europeo.
L’articolo 10 prevede la raccolta preventiva e la memorizzazione locale dei dati biometrici di tutte le persone che accedono a luoghi con esigenze di ordine pubblico, come stadi, stazioni e piazze durante manifestazioni o concerti. Questi dati vengono conservati per sette giorni. Sensi ha criticato questo meccanismo, definendolo qualitativamente diverso rispetto al modello reattivo previsto dal regolamento europeo.
Le difese del governo
Il presidente della commissione Affari europei, il senatore Giulio Terzi di Sant’Agata ha difeso il testo, parlando di un impianto normativo equilibrato. Secondo Terzi, l’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale da parte delle forze di polizia dovrà avvenire in coerenza con il regolamento europeo e nel rispetto della Costituzione e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
Il governo ha anche ribadito che l’uso del riconoscimento facciale sarà soggetto a principi di proporzionalità, non discriminazione, sorveglianza umana e trasparenza. Inoltre, l’articolo 13 del provvedimento conferma la compatibilità della disciplina nazionale con il quadro europeo, prevedendo specifiche garanzie per l’utilizzo dei sistemi di identificazione biometrica remota in tempo reale.
Le preoccupazioni per la privacy
Nonostante le assicurazioni del governo, molti esperti di privacy rimangono preoccupati. La senatrice Deborah Serracchiani ha sottolineato che, sebbene sia giusto fornire alle forze di polizia tutti gli strumenti necessari per svolgere al meglio le indagini, è indispensabile prevedere garanzie rigorose e il controllo preventivo dell’autorità giudiziaria.
Il senatore Riccardo Magi ha avvertito che, con l’obiettivo di garantire maggiore sicurezza, si potrebbe arrivare a una sorveglianza generalizzata e alla cancellazione della privacy dei cittadini. Anche il Garante della privacy ha avvertito che è necessario rafforzare le tutele per i dati biometrici.
Il dibattito sul riconoscimento facciale in Italia è destinato a continuare, con il governo che cerca di bilanciare le esigenze di sicurezza con la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini.
