Una delle droghe più letali al mondo è sparita dalla cassaforte di un ospedale romano. Ottanta fiale di fentanyl, potente oppioide sintetico che negli Stati Uniti ha causato una vera e propria emergenza sanitaria nazionale, sono scomparse dall’Ospedale Israelitico di Roma, nel quartiere Magliana. Una quantità sufficiente a confezionare circa ventimila dosi da immettere sul mercato nero degli stupefacenti.
La notizia ha immediatamente raggiunto i piani alti del governo: il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha presieduto nel pomeriggio di venerdì 2 luglio una riunione d’urgenza a Palazzo Chigi, alla quale hanno partecipato il capo di Gabinetto del Ministero della Salute, il direttore della direzione generale per i Servizi antidroga, il direttore generale della direzione Salute della Regione Lazio e i dirigenti del Dipartimento per le politiche contro le dipendenze della Presidenza del Consiglio.
La scoperta e la denuncia: “Non sappiamo quando è avvenuto”
A lanciare l’allarme sono stati i dipendenti dell’ospedale, che lunedì 29 giugno si sono presentati alla stazione dei carabinieri Roma Trullo per denunciare la sparizione. Il medicinale era custodito nella cassaforte della farmacia interna alla struttura – un dettaglio che fa propendere gli inquirenti per l’ipotesi di un furto su commissione, realizzato con la complicità di qualcuno che conosceva i meccanismi interni.
Il punto più inquietante, però, è un altro: nessuno sa con certezza quando le fiale siano sparite. “Non sappiamo quando sia avvenuto”, ha dichiarato Antonio Maria Leozappa, commissario straordinario dell’Ospedale Israelitico. “Immagino che la magistratura abbia avviato un’inchiesta. Da parte nostra abbiamo presentato denuncia e querela contro ignoti: siamo parte lesa e abbiamo anche avviato accertamenti interni.”
Quando i carabinieri sono giunti sul posto, sulla cassaforte non c’erano segni di effrazione. La chiave, ha riferito l’ospedale, è a disposizione di più dipendenti tra medici e infermieri: un dettaglio che restringe il cerchio delle possibilità ma amplia quello dei potenziali responsabili.
Il governo: “Forte allarme per comportamento irresponsabile”
La reazione di Palazzo Chigi non si è fatta attendere. Fonti governative hanno parlato esplicitamente di “forte allarme” per il comportamento di chi avrebbe dovuto garantire la sicurezza di sostanze così pericolose, nonostante esistano regole rigorose per l’accesso e la custodia dei farmaci oppioidi.
Per capire la portata dell’allarme, basta un numero: il fentanyl è considerato cinquanta volte più potente dell’eroina. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo classifica come farmaco “fondamentale” nelle terapie del dolore grave — in particolare quello oncologico — ma fuori dal contesto medico è una sostanza potenzialmente letale anche in dosi minime.
Negli Stati Uniti il fentanyl ha già prodotto una crisi devastante: secondo uno studio dell’Università della California pubblicato sulla rivista Addiction nel 2023, i morti per overdose da fentanyl sono aumentati di oltre cinquanta volte tra il 2010 e il 2021. Il medicinale ha iniziato a soppiantare l’eroina nei mercati della droga a partire dalla prima metà degli anni Dieci, forte di costi di produzione e trasporto drasticamente più bassi.
Combinato con stimolanti come cocaina, metanfetamina o crystal meth, può persino neutralizzare l’effetto del naloxone — considerato l’antidoto naturale contro l’overdose da oppioidi — rendendo ogni intervento di soccorso ancora più difficile.
Le indagini sono in corso. L’Italia, per ora, attende di sapere dove sono finite quelle ottanta fiale.
