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Rughetto, “il cane di pietra” molisano che cerca famiglia

Rughetto era affetto da una malattia che lo faceva sembrare "di pietra". Ora cerca una famiglia che lo ami per sempre.

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Quello di Rughetto è un nome buffo, probabilmente scelto per le condizioni in cui il povero cane era stato ritrovato.

La storia

Il primo incontro è avvenuto in un piccolo borgo molisano, Ururi, in provincia di Campobasso: il randagio sembrava rugoso e fatto di pietra per via della rogna sarcoptica, una malattia molto pruriginosa che risulta anche piuttosto infettiva sia per gli altri animali che per l’uomo.

Chissà per quanto tempo ha vagato per il Molise e le altre regioni in quelle disastrose condizioni, abbandonato a se stesso e alle pessime condizioni igieniche.

La volontaria molisana che lo ha trovato si chiama Giusy Messina e non le era mai capitato di trovare un cane adulto in queste condizioni così disastrose.

Giusy per fortuna ha un piccolo rifugio a Mirabello, dove si è occupata dell’anziano Rughetto che ormai ha circa 10 anni: dopo essersi presa cura di lui per diversi mesi, finalmente è uscito il bel muso bianco che lo rende adorabile.

L’appello per Rughetto

La storia di Rughetto è stata raccontata online da Gilda Di Tommaso, una delle volontarie che ancora oggi si sta occupando del cane, sempre in costante e disperata ricerca di una casa che lo accolga a braccia aperte.

e che cerca disperatamente di trovargli una famiglia: «Dobbiamo riuscire a dar lui la famiglia che molto probabilmente non ha mai avuto… Mi piacerebbe saperlo amato su un tappeto o su un divano, in una casa in cui sia il benvenuto.»

Le attuali condizioni di Rughetto sono ottime, è in perfetta salute e si trova al rifugio ormai da 3 anni. Gilda spera ancora che il cane possa trovare una vera e propria famiglia, soprattutto dopo ciò che ha passato: «Abbiamo fatto molti post di adozione per lui ma non siamo riuscite a colpire il cuore di nessuno né ad arrivare sulla bacheca social della persona giusta! Vorremmo compiere quest’ultimo miracolo… glielo dobbiamo!».

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