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Sanremo 2026: analisi critica di Selvaggia Lucarelli sui cantanti in gara

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Selvaggia Lucarelli valuta le esibizioni della prima serata di Sanremo 2026: applausi per Malika Ayane, riserve su Fedez e Marco Masini e critiche a Arisa e altri concorrenti

Sanremo 2026 ha aperto con una prima serata che ha diviso critica e pubblico. La kermesse all’Ariston ha suscitato commenti contrastanti per la minore presenza di colpi di scena e per uno svolgimento definito da alcuni osservatori poco sorprendente.

La giornalista Selvaggia Lucarelli, intervenuta a La Vita in Diretta, ha offerto una valutazione netta degli esiti della serata.

Lucarelli ha parlato di una manifestazione «festa della sottrazione» per l’assenza di momenti imprevedibili, pur segnalando alcuni artisti meritevoli e altri da rivedere sulla base di stile, originalità ed efficacia delle canzoni presentate. La disputa sulle performance è destinata a proseguire nelle prossime serate del festival.

I cantanti che convincono

Proseguendo il dibattito sulle performance, tra i nomi che hanno raccolto il consenso critico spicca Malika Ayane. La giornalista ha definito la sua esibizione una delle migliori dell’edizione. Ha apprezzato la scelta di non puntare esclusivamente sulla voce, ma di proporre un brano con un arrangiamento e un registro diversi. Secondo la recensione, ciò dimostra maturità artistica e capacità di rinnovamento.

Altri apprezzamenti

Nella lista dei promossi figurano anche Sal Da Vinci, valutato per il suo potenziale di coinvolgimento trasversale, e artisti come Fulminacci, Tommaso Paradiso, Luché e J-Ax. Per Sal Da Vinci la critica ha sottolineato la capacità del pezzo di funzionare nell’immediato e di suscitare emozione e partecipazione. Il brano è stato descritto non come prodotto da ascoltare in loop, ma come una canzone efficace sul piano dell’impatto istantaneo.

I giudizi espressi contribuiranno al dibattito pubblico nelle prossime serate del festival.

I pezzi che restano nel limbo

A seguire nel dibattito critico la giornalista ha riservato un giudizio meno favorevole al duetto Fedez e Marco Masini con «Male necessario». Lucarelli non ha definito il brano un disastro, ma lo ha collocato in una zona grigia: non abbastanza polarizzante da entusiasmare, né così negativo da suscitare un rifiuto netto. Secondo la critica, questa ambivalenza rappresenta un problema per emergere in una competizione come il Festival.

Perché il limbo penalizza

Il rischio di restare nel limbo è la perdita di identità artistica. Un brano deve o segnare o dividere per essere ricordato. Nel caso del duetto, la recensione sottolinea l’assenza di una collocazione netta, elemento che potrebbe ridurre il potenziale di vittoria nonostante l’attrattiva mediatica dei nomi coinvolti.

I bocciati secondo Lucarelli

Proseguendo la disamina, Lucarelli ha indicato altri artisti che non avrebbero convinto la critica.

Tra i nomi citati figura Arisa. La giornalista ha giudicato la proposta poco innovativa e «troppo disneyana». Ha evidenziato l’assenza di spontaneità, carattere che aveva distinto alcuni suoi brani precedenti. Il testo è stato definito banale e meno evoluto rispetto alle performance ritenute migliori.

Critiche hanno riguardato anche Serena Brancale. Lucarelli ha osservato un cambiamento di immagine che, a suo avviso, ha attenuato tratti distintivi dell’artista. Il nuovo look è stato descritto come elemento che ha in parte snaturato la forza espressiva che l’aveva resa interessante in passato.

Osservazioni sul festival

Dopo il riferimento al nuovo look che ha attenuato la forza espressiva dell’artista, la critica ha valutato la serata nel complesso come priva di imprevisti rilevanti. Secondo le cronache, non si è manifestata la scintilla che contraddistingue le edizioni di maggior successo.

Selvaggia Lucarelli ha tuttavia sottolineato la presenza di brani con potenziale di rotazione radiofonica e di pezzi pensati per funzionare nel contatto diretto con il pubblico, pur non essendo orientati alla competizione. La discussione sull’equilibrio tra sperimentazione e sicurezza, sull’importanza dell’immagine e sulla capacità dei brani di imprimersi nella memoria collettiva rimane centrale per interpretare l’esito della serata.

Il bilancio della serata conferma che Sanremo 2026 presenta un’anima composita: alcune certezze artistiche e proposte radiofoniche solide. Alcune scelte sollevano interrogativi sul rapporto tra identità artistica e piazza mediatica, con effetti sulla capacità dei brani di imprimersi nella memoria collettiva. Il valore complessivo della manifestazione dipenderà dalla capacità dei pezzi di consolidarsi nel circuito informativo e nelle playlist.