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La sonda OSIRIS-REx della Nasa raggiunge l’asteroide Bennu

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OSIRIS-REx, sonda della Nasa, è atterrata sul pericoloso asteroide Bennu e ha prelevato campioni di materiali che ne compongono la superficie.

Nasa

Nella notte tra il 20 e il 21 ottobre 2020, la sonda spaziale OSIRIS-REx ha raggiunto l’asteroide Bennu, suscitando entusiasmo tra i membri del gruppo responsabile della missione che hanno assistito all’evento in atto a più di trecento milioni di chilometri dalla Terra.

La sonda, in una manciata di secondi appena, ha eseguito una manovra chiamata Touch-and-Go (TAG), caratterizzata da un breve atterraggio seguito da un altrettanto rapido decollo e finalizzata al recupero di almeno sessanta grammi di regolite.

La sonda OSIRIS-REx e Bennu

La sonda OSIRIS-REx, acronimo di Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, Security, Regolith Explorer, è stata lanciata nello spazio a settembre del 2016 ma solo nel 2018, dopo due anni di viaggio, si è avvicinata in modo considerevole all’asteroide 101955 Bennu.

La sonda appare come un grosso cubo con lati di 2 metri dotato di due estremità dalla superfice di circa 8 metri quadri. Tali estremità fungono da pannelli solari e forniscono energia alle batterie agli ioni di litio di cui la sonda è fornita.

L’asteroide Bennu, invece, appartiene alla categoria degli asteroidi Apollo e venne avvistato per la prima volta nel 1999. A causa del suo diametro di circa mezzo chilometro, il corpo celeste è stato classificato come oggetto potenzialmentepericoloso o PHA (Potentially Hazardous Asteroid).

Nel 2009, è stato pubblicato uno studio di dinamica orbitale firmato dal professore Andrea Milani, impiegato presso la Facoltà di Matematica dell’Università di Pisa, e dai suoi collaboratori. Tale studio ha segnalato come, tra il 2169 e il 2199, potrebbero verificarsi otto possibili occasioni di impatto tra la Terra e Bennu. Ciò nonostante, al momento attuale, il rischio di una collisione si aggira intorno allo 0,07% delle probabilità in ciascuno degli otto casi.

La missione di OSIRIS-REx

A partire dal 31 dicembre 2018, la sonda OSIRIS-REx ha seguito e ruotato intorno all’asteroide Bennu avviando un processo di mappatura della sua superfice. Questo processo era finalizzato all’individuazione del punto più adeguato e sicuro nel quale la sonda potesse eseguire il recupero del materiale alieno. Inoltre, l’analisi effettuata da OSIRIS-REx ha reso anche possibile riscontrare delle eruzioni di fluidi ancora sconosciuti nelle profondità del corpo celeste e scoprire che, in passato, sia stata presente acqua allo stato liquido.

La missione è avvenuta tra il 20 e il 21 ottobre ed è durata pochi secondi. La sonda, avvicinandosi al suolo di Bennu, ha lanciato dell’azoto compresso contro la superficie, provocando un’esplosione. Subito dopo, azionando il braccio meccanico di cui è dotata, ha recuperato tutti i residui, le particelle e i detriti necessari che avessero un diametro inferiore ai due centimetri per poi allontanarsi nuovamente dall’asteroide.

In merito all’operazione, la sonda ha comunicato soltanto l’esecuzione del primo tentativo effettuato ma non ha potuto ancora inviare immagini o altri dati all’agenzia aerospaziale statunitense. Simili informazioni potranno essere recuperate solo a distanza di qualche ora, quando le batterie risulteranno nuovamente cariche.

Attualmente, quindi, nonostante la Nasa abbia confermato il contatto avvenuto e il completamento della fase di campionamento, non è ancora chiaro se la missione sia riuscita e se la quantità di materiale raccolto da OSIRIS-REx sia pari ai sessanta grammi necessari all’analisi da eseguire. La massa esatta del campione, infatti, sarà resa nota soltanto a partire da sabato 24 ottobre.

In caso di fallimento, la sonda effettuerà un nuovo tentativo finalizzato al recupero del materiale a gennaio 2021. In caso di successo, invece, intraprenderà il suo viaggio di ritorno verso la Terra, previsto per marzo 2021 e che durerà circa due anni. Il rientro di OSIRIS-REx, realizzato con l’ausilio di un paracadute, avverrà entro settembre 2023, presso il deserto dello Utah.


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