La guerra in Iran sta avendo ripercussioni su molti aspetti della vita quotidiana anche in Italia, il maggior effetto lo si ha al momento sulla benzina e sul diesel ma a breve subiremo rincari anche su altri beni di prima necessità che per arrivare in Italia passano dal medio oriente ecco quindi che determinate associazioni di categoria hanno indetto uno sciopero.
Gli effetti della guerra in Iran sui trasporti
La guerra in Iran non porta solo l’aumento del costo del diesel o della benzina ai cittadini ma naturalmente lo eleva a chi per lavoro fa l’autotrasportatore e deve riempire di gasolio decine se non centinaia di camion al giorno per poter lavorare.
Per chi è in quel settore il rincaro è stato netto ed elevato nel giro di pochissime ore, con il diesel ad oltre 2 euro/litro e camion che hanno serbatoi da oltre 100 litri si può immediatamente calcolare quanto costi riempirli.
La situazione naturalmente è insostenibile e bisogna lanciare in qualche modo un messaggio per spingere un cambiamento o quanto meno un tentativo di dialogo per cercare di rientrare in un’apparente normalità.
Autostrasporti, sempre più probabile sciopero di 5 giorni
Il mondo degli autotrasporti sta per indire un fermo mezzi per i prossimi giorni e le ripercussioni sui cittadini saranno negli acquisti quotidiani, difatti vi è il grosso rischio di vedere gli scaffali dei supermercati vuoti.
Come riporta La Nazione oggi si decide il giorno in cui scatterà lo sciopero, le principali associazioni di categoria di tutto lo stivale sono pronte ad accodarsi e a spegnere i motori dei mezzi.
In particolare la zona dell’aretino sarà colpita pesantemente perché le aziende di trasporti sono notevoli, molti autotrasportatori hanno lamentato rincari di 900 euro al giorno per rifornire i mezzi rispetto al periodo pre-conflitto.
Così facendo, il settore già in difficoltà rischia di arrivare ad uno stadio di non ritorno, se da una parte le aziende grandi possono in qualche modo sopravviere per i piccoli imprenditori la situazione sta per diventare insostenibile.
Essi sperano che incrociando le braccia per 5 giorni si possa nel mentre trovare un accordo per garantire almeno dei buoni dal valore di 100 milioni di euro, permettendo di andare avanti per qualche settimana senza subire l’aumento dei prezzi che purtroppo cresce a vista d’occhio di giorno in giorno.