> > Scuole, la CGIL chiede il rinvio della riapertura al sud causa caldo

Scuole, la CGIL chiede il rinvio della riapertura al sud causa caldo

Scuole, la CGIL chiede il rinvio della riapertura al sud causa caldo

Polemica tra la CGIL e il governo per il piano condizionatori che non essendo stato attuato porta le regioni del sud a chiedere una proroga alla riapertura dei plessi scolastici causa caldo estremo.

La riapertura delle scuole è ormai prossima e come sempre saranno le regioni del nord ad aprire le danze del ritorno tra i banchi degli studenti di elementari, medie e superiori anche se è emerso un problema che potrebbe completamente ribaltare lo scenario già programmato, scopriamo cosa sta accadendo.

Scuola, il calendario ufficiale delle riaperture in Italia

Di seguito vi riportiamo il calendario nazionale delle riaperture scolastiche a partire dal 7 settembre 2026:

  • 7 settembre 2026: Provincia di Bolzano;
  • 10 settembre 2026: Provincia di Trento, Valle d’Aosta, Veneto;
  • 14 settembre 2026: Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Umbria;
  • 15 settembre 2026: Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Sicilia, Toscana;
  • 16 settembre 2026: Abruzzo, Basilicata, Sardegna;
  • 17 settembre 2026: Puglia

Come si vede dal calendario, Bolzano apre il valzer il 7 settembre rpossimo e poi il 10 per Trento, Valle d’Aosta e Veneto e parte del centro-nord il 14 ma la maggior parte delle regioni del sud apirà tra il 15 e il 17.

La CGIL chiede l’apertura posticipata al sud

Le regioni del Sud nonostante comincino come sempre accade, più tardi delle altre vorrebbero una proroga ulteriore alla riapertura, a chiederlo esplicitamente è il sindacato Flc CGIL.

Esso sostiene che in alcune regioni, specialmente al sud, vi siano ancora temperature elevate ed è impossibile far lezione per 5-6 ore al giorno senza adeguati supporti per classi di 20-30 persone.

Come riporta Today.it, le classi italiane, almeno la maggior parte, è sprovvista di condizionatori e nonostante il piano da 20 milioni stanziato dal governo ed in particolare dal ministro Valditara, non si è fatto nulla in merito.

Il sindacato colpevolizza il governo di lassismo nei tre mesi di chiusura, quando si sarebbe dovuto intervenire adeguatamente in modo da far trovare classi attrezzate al rientro.

Difatti mettendo in campo i 20 milioni stanziati e dividendoli per le 45.669 sedi presenti sul territorio ammontano ad una cifra di 437 euro per plesso che dividendolo per 350.000 classi si riduce a 57 euro a classe, sufficiente forse per un ventilatore, certificando l’ennesimo fallimento del governo Meloni.

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