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L’opinione di Giampiero Casoni

Green pass obbligatorio per i clienti di bar, ristoranti e palestre ma non per i lavoratori

L'esclusione dei dipendenti di bar, ristoranti, cinema e palestre dal novero di coloro che devono avere il green pass è un paradosso concettuale che vanifica lo scopo sanitario del decreto.

Green pass

Per spiegare bene la polpa di quello che ci è saltato all’occhio nel nuovo Decreto Covid del governo che ha nel green pass il suo baricentro normativo dobbiamo andare di storyboard. Cioè, dobbiamo costruire letteralmente un film che illustri meglio di centomila analisi profonde la faccenda e che metta sotto la lente una possibile “falla”.

Ma dato che il tema è mainstream, rovente come una forgia da fabbro e che il mondo ormai pullula di sanculotti social ringhianti un tanto al chilo conviene fare una premessa.

Che l’estensione massiva del green pass sia stata un’azione normativa giusta, legittima e grondante raziocinio questo è dato che nel convincimento di chi scrive ha fatto un nido talmente grosso che per reggerlo ci vorrebbe un ramo di sequoia. Chiarito questo romanziamo per capire, che è cosa che noi italiani facciamo o poco o male: la sera del 9 agosto prossimo venturo il signor Rossi strappa la gentil consorte alle repliche de Il Segreto, riesce ad infilarla in un vestitino figo che fa la polvere ormai da due anni e, affamato come l’India, si reca al ristorante sotto casa perché quando la carbonara chiama l’italica panza risponde.

Entrambi i coniugi Rossi hanno effettuato i due cicli di vaccinazione anti covid, perciò in tasca ed in borsetta di entrambi giace e sfolgora il Sacro Grimaldello della Libertà, il Green Pass.

La coppia entra, si accomoda paciosa e in sei secondi netti arriva un cameriere che a suo volta girerà l’ordine ad un cuoco che a fine serata cazzierà un lavapiatti che, per legge, possono anche non avere il green pass.

Chi lo dice? Il contenuto del decreto e fonti ufficiali del Ministero della Salute che allo scritto del vostro umile servitore di calamo fanno da contrafforte saldissimo. E qui, tanto per restare in tema, siamo al sugo della faccenda, sugo che riguarda anche tutti gli altri comparti indicati come accessibili solo e soltanto con il possesso-esibizione della certificazione vaccinale da parte dell’utenza ma non da parte del personale.

Che siano palestre, ristoranti, bar, o qualunque altra conventicola lavorativa di quelle indicate nell’atto normativo del governo in carica il problema resta.

E il problema che sa di falla sotto la chiglia della nave è questo: se la finalità per queste location a controllo certosino è quella genuina e netta di consentire interazioni sociali e flussi economici senza che la Variante Delta faccia macelli riproduttivi addosso a persone che non sono immunoprotette a dovere, se questi macelli sono evitabili solo se tutte le persone che interagiscono in quegli ambienti sono a posto con il vaccino, perché i lavoratori di queste strutture non sono inclusi nel novero di coloro che devono avere il green pass?

La discrasia fra clienti ed operatori è essa stessa una sorta di paradosso concettuale, ma questo interessa poco dato che qui la polpa è spiccia e pratica; quello che interessa è che quella diversità di condizione vanifica lo scopo sanitario e in un certo modo “incentiva” quello che il legiferato dovrebbe arginare.

Attenzione: è pur vero che una attribuzione del genere solo ad alcune categorie di lavoratori in quanto tali creerebbe un discrimine grosso come una casa rispetto ad altre categorie di lavoratori. Tuttavia è anche vero che ratio e raziocinio di fondo che a questo provvedimento sono puntello gagliardissimo contro tutte le categorie che oggi latrano di “apartheid vaccinale” in cerca di pertugi dove infilare le loro tozze ragioni e soprattutto contro la possibilità che il virus faccia danni.

Come? Trovando crepe nell’immunità del sistema complesso in questo modo vanno a prendersi le benedizioni che toccano alle cose belle per intento ma monche per attuazione. In attesa di faq, aggiustamenti di rotta, limature o scilinguagnoli spiegazionisti noi la nostra carbonara ce l’andiamo a mangiare lo stesso, però magari mettendo al fianco del green pass la nostra vecchia, cara mascherina. Che non si sa mai.

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