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Smart working, cosa cambierebbe se non dovesse essere prorogato lo stato d’emergenza

Come potrebbe cambiare lo smart working a partire dal 1 aprile 2022?

Smart Working

Si va sempre più verso la fine dello stato d’emergenza e, con molta probabilità, non verrà prorogato oltre la data del 31 marzo 2022. Tra le tante cose che potrebbero cambiare vi è il lavoro.

Come potrebbe cambiare lo smart working

Lo smart working fa ormai parte della nostra vita da almeno 2 anni, dall’introduzione del primo lockdown. Con il tempo alcuni sono rimasti in remoto, altri sono tornati in azienda. Ma dal 1 aprile 2022 potrebbe azzerarsi tutto e tornare alla normalità pre pandemica. Sarà interessante capire, più che ne settore pubblico, come nel settore privato verrà affrontata la questione relativa al lavoro da casa.

Nel pubblico ci ha pensato Renato Brunetta

Il ministro Renato Brunetta aveva già pensato a regolamentare il lavoro per la Pubblica Amministrazione. Niente più lavoro da casa, si torna in ufficio. I dipendenti pubblici, però, hanno comunque potuto usufruire della modalità ibirida, dopo una forte pressione da parte dei sindacati. Tale modalità prevede una parte di lavoro da casa ed una parte di lavoro in ufficio.

Quasi sicuramente si opterà per il lavoro ibrido

Nel settore privato il discorso è differente.

In questo caso i contratti sono tra aziende e privati e sono disciplinati dalla legge n°81 del 2017. Come riporta il Corriere, secondo la legge tornerà ad essere necessario un accordo individuale tra lavoratore e impresa. La norma lascia la possibilità nell’accordo di stabilire che il lavoro da casa venga svolto con pc e attrezzatura del lavoratore. È molto probabile che sempre più aziende vadano in direzione della forma di lavoro ibrida, in quanto si sta cercando di dare incentivi alle aziende che fanno accordi con il sindacato sul lavoro agile.

Questo è da prendere in considerazione in un’ottica di pari opportunità e di sostenibilità ambientale e sociale.  

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