La vicenda del Lago Maggiore del 28 maggio 2023, inizialmente presentata come un tragico incidente nautico, si è rivelata nel tempo parte di un contesto molto più complesso legato all’intelligence internazionale. Dietro il naufragio della Gooduria emerge infatti una delicata operazione congiunta tra servizi segreti italiani e israeliani, finalizzata al monitoraggio del programma nucleare iraniano.
Al centro di questa missione vi era l’“Agente M”, operativo del Mossad impegnato in una delle più sensibili attività di contrasto nei confronti di Teheran.
L’Agente M e la missione segreta sul Lago Maggiore
Come riportato da Mediaset Tgcom24, Shimoni Erez, identificato come il nome di copertura dell’uomo morto il 28 maggio 2023 nel naufragio sul Lago Maggiore, non era un ex agente in pensione, ma un operativo pienamente attivo del Mossad.
Conosciuto internamente come “Agente M”, era impegnato in una missione delicata legata al contrasto del programma nucleare iraniano e alla prevenzione dell’arrivo a Teheran di armamenti avanzati e tecnologie strategiche. A confermarlo è stato David Barnea, direttore del Mossad, durante la cerimonia dello Yom HaZikaron, quando ha ricordato come le operazioni condotte da M abbiano avuto un peso decisivo nella sicurezza di Israele.
Secondo le sue parole, si trattava di attività “rilevanti e significative”, capaci di influenzare profondamente il successo della campagna contro l’Iran. Barnea avrebbe infatti dichiarato: “Le operazioni guidate da M hanno combinato creatività, astuzia e tecnologia e hanno influenzato in modo significativo il successo della campagna contro l’Iran”.
Su quella stessa imbarcazione, dalle fonti in nostro possesso, pare ci fossero anche Claudio Alonzi e Tiziana Barnobi, funzionari dell’Aise, il servizio segreto italiano per l’estero, anch’essi morti durante quella che fu definita una “delicata attività operativa con Servizi Collegati Esteri”. L’incontro, mascherato da una semplice uscita sul lago a bordo della Gooduria, sarebbe stato in realtà parte di una cooperazione tra intelligence italiana e israeliana su dossier sensibili riguardanti gli “sforzi nucleari iraniani”, con particolare attenzione al sito sotterraneo di Fordow e alla circolazione di uranio arricchito.
Spia morta sul Lago Maggiore: il caso dell’Agente M e la missione segreta contro l’Iran
Secondo i media israeliani, l’agente M avrebbe servito il Mossad per trent’anni ed era considerato uno dei migliori uomini sul campo, un arabista esperto richiamato proprio per questa operazione ad alta priorità. La sua attività si inseriva nella lunga guerra invisibile tra Israele e Iran, combattuta attraverso intelligence, sabotaggi e operazioni clandestine ben prima delle campagne militari come Rising Lion e Roaring Lion. Il suo compito sarebbe stato ostacolare le capacità non convenzionali iraniane e impedire che il regime degli ayatollah potesse raggiungere una deterrenza nucleare tale da cambiare gli equilibri geopolitici del Medio Oriente.
Dopo la morte, il corpo fu trasferito in Israele e sepolto ad Ashkelon, alla presenza dei vertici del Mossad, a conferma del suo ruolo centrale nell’apparato di sicurezza israeliano. Il suo contributo, rimasto a lungo coperto dal segreto di Stato, emerge oggi come parte di una più ampia strategia internazionale contro il programma nucleare iraniano, che ancora ruota attorno alla ricerca dell’uranio altamente arricchito custodito nei siti sotterranei di Natanz e Fordow. Una battaglia che continua tra operazioni militari e intelligence, e nella quale l’Italia si è trovata, almeno per un momento, al centro di uno scenario molto più grande.