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Mondiali calcio femminile, le giocatrici chiedono più soldi e rispetto
Sport

Mondiali calcio femminile, le giocatrici chiedono più soldi e rispetto

Ognuna di loro ha una richiesta diversa: c'è chi combatte contro le discriminazioni di genere e chi chiede maggior denaro.

Sulle pagine del Times, Emma Hayes, manager della squadra femminile del Chelsea ha diffuso il suo pensiero riguardo al calcio femminile. Infatti, sembra le giocatrici che vogliono raggiungere il successo nel calcio devono pagare un caro prezzo e far fronte a diverse discriminazioni. La richiesta è quella di ricevere maggior rispetto e compensi più alti. Emma sostiene: “Le cestiste usano una palla di dimensioni inferiori, proporzionata alle loro mani; le ostacoliste saltano ostacoli più bassi; le pallavoliste utilizzano una rete meno alta di quella degli uomini; le tenniste giocano due set su tre anziché tre su cinque. Perché mai dovrebbe essere sessista chiedere per le calciatrici un campo più piccolo e porte ridotte?”.

Più rispetto per il calcio femminile

Sono 552 le ragazze che stanno partecipando ai campionati mondiali di calcio femminile. Sono arrivate in Francia sia per giocare sia per guadagnarsi un nome e un volto nella storia del calcio. Infatti, ogni pallone lanciato in rete rappresenta una raccomandata portata a casa.

Come i colleghi uomini, anche le ragazze chiedono rispetto e maggiori guadagni. Dagli Usa, Alex Morgan aveva fatto causa alla Federazione statunitense per le discriminazioni ricevute a 95 giorni dal mondiale. Le argentine, invece, si battono per un compenso giornaliero degno del loro lavoro: attualmente si parla di 8,50 dollari al giorno. Infine, la norvegese Ada Hegerberg non ha preso parte al torneo per protesta.

La protesta sul Times

A gran voce la manager del Chelsea ha lanciato la sua protesta sul Times. Sulla stessa lunghezza d’onda potrebbe trovarsi il portiere della Thailandia, Sukanya Chor Charoenying: infatti, con 1 metro e 65 di altezza sfida i 2 metri e 24 della traversa. La sua squadra ha incassato in totale 18 gol nei due tempi delle partite contro Usa e Svezia. Dunque, probabilmente occorre una revisione delle regole per il calcio femminile. Di tutt’altra idea è, invece, Laura Giuliani, numero uno dell’Italia: “Abbiamo imparato a giocare così, sarebbe sbagliatissimo cambiare: il calcio, uomini o donne, è uguale per tutti”.

Hayes, però, rilancia: “Mi domando se su un campo più piccolo potremmo vedere un maggior possesso palla, match più veloci e intensi, più tiri da fuori area. Lo spettacolo ne guadagnerebbe. Uno sport deve proteggere la sua integrità, certo, ma anche il suo appeal verso il pubblico”.

Il parere di Bertolini

Sulla questione è intervenuta anche l’allenatrice azzurra: “Se vogliamo ambire ai grandi stadi, magari durante le soste della Nazionale, come è successo a Torino con Juve-Fiorentina davanti a 39 mila spettatori, al campo regolamentare non si può rinunciare. E poi io dico: diamo alle bambine le stesse possibilità dei maschi”. Non occorre quindi un campo più piccolo: l’auspicio è la creazione di un mondo più grande dove a tutti vengano date le stesse opportunità.


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Laura Pellegrini
Classe '98, cresciuta condividendo il sogno del padre. Veronese di origini, ma milanese acquisita. Da sempre curiosa e attenta ai fatti di attualità, spera di costruirsi (in futuro) un nome nel giornalismo politico. L'ambizione è quella di lavorare nelle istituzioni europee, ma per ora prosegue gli studi di Comunicazione e Società all'Università di Milano.
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