La vicenda legata al video privato che ritrae Stefano De Martino è tornata al centro dell’attenzione dopo mesi di silenzio, con nuove acquisizioni investigative che hanno cambiato il quadro iniziale. Il fascicolo, principalmente avviato per bloccare la diffusione del materiale rubato, ha fatto emergere elementi che hanno portato alla posizione di uno degli operatori tecnici che in passato ha manutenuto il sistema di videosorveglianza dell’abitazione interessata.
Secondo le informazioni emerse, le verifiche degli inquirenti hanno evidenziato che chi ha sottratto il file possedeva le credenziali necessarie per accedere al circuito; da qui l’ipotesi che non si tratti solo di un hacker ma anche di un professionista che, nell’ambito di un intervento, avrebbe mantenuto o copiato dati sensibili.
Le parti civili e i legali della famiglia hanno chiesto chiarezza e il blocco immediato della circolazione online.
L’apertura dell’indagine e le accuse
La Procura di Roma ha formalizzato un fascicolo in cui è iscritta una persona ritenuta responsabile, a vario titolo, di accesso abusivo al sistema informatico e di presunta sottrazione di contenuti sensibili.
Gli investigatori hanno acquisito la lista degli interventi tecnici eseguiti sulla rete e sul circuito di telecamere dell’appartamento, concentrandosi su un nome ricorrente nelle manutenzioni. L’ipotesi è che durante una revisione il tecnico abbia conservato dati come la password della rete wifi o altre credenziali che gli hanno permesso di entrare nel sistema.
Le ipotesi degli inquirenti
Gli agenti della Polizia postale hanno lavorato per stabilire la dinamica di accesso: non è stato rilevato un attacco esterno tipico da hacker, bensì un accesso effettuato con credenziali valide. Per questo motivo l’attenzione si è spostata su chi ha avuto accesso fisico o amministrativo al sistema durante interventi di manutenzione. L’ipotesi che l’indagine sta valutando include anche la possibile vendita o cessione del file a soggetti che gestiscono siti che rilasciano materiali ripresi da circuiti interni alle abitazioni.
La diffusione del materiale e le modalità di condivisione
Una volta finito online, il video ha iniziato a essere condiviso su piattaforme e in chat private; le prime tracce segnalate portano a un noto sito che pubblica immagini catturate da telecamere interne, e da lì il contenuto è stato salvato e replicato migliaia di volte. La circolazione ha riguardato sia social pubblici sia applicazioni di messaggistica come WhatsApp e Telegram, con gruppi che in alcuni casi si sono moltiplicati rapidamente, creando una diffusione capillare e difficile da arrestare.
Interventi e rimozioni
Le richieste di oscuramento e la segnalazione alle piattaforme hanno portato a rimozioni parziali, ma il materiale è continuato a circolare in ambienti chiusi. Il Garante per la privacy è intervenuto con un avvertimento sul carattere illecito della diffusione, sottolineando il rischio di pregiudizio grave e irreparabile per le persone coinvolte. Nel frattempo le autorità si sono concentrate non solo sul soggetto che ha prelevato il video, ma anche su chi lo ha poi immesso in rete e su chi lo ha ulteriormente condiviso e conservato.
Aspetti legali e civili
Oltre agli accertamenti penali, la vicenda ha attivato profili civili: nelle denunce e integrazioni sono stati inclusi i commenti lesivi ricevuti online e la diffusione che ha coinvolto anche il figlio di una delle persone rappresentate. I legali hanno evidenziato che la responsabilità non riguarda solo l’autore del prelievo ma anche chi ha contribuito alla distribuzione o ha trattenuto il contenuto senza consenso. Le ipotesi di reato menzionate in atti includono anche il cosiddetto revenge porn quando il materiale intimo è stato diffuso per ledere la dignità dei soggetti ripresi.
Il destino del risarcimento
Gli avvocati dello showman hanno annunciato che un eventuale risarcimento ottenuto dalle parti ritenute responsabili sarà devoluto in beneficenza a iniziative dedicate alla lotta contro i reati informatici e alla tutela dei minori dal cyberbullismo. Si tratta di una decisione comunicata pubblicamente dai legali, che ha l’obiettivo di trasformare l’esito civile in un contributo per progetti di prevenzione e educazione digitale.
Prossimi passaggi dell’inchiesta
Le indagini proseguiranno con ulteriori accertamenti tecnici, sequestri e audizioni: la Polizia postale continuerà a ricostruire la catena di diffusione e la Procura valuterà gli elementi raccolti attorno alla posizione del tecnico indagato. L’obiettivo rimane duplice: individuare e perseguire i responsabili penali e impedire che il materiale continui a circolare, tutelando le vittime e inviando un segnale forte contro la violazione della privacy.