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Torna a lavoro dopo un trapianto di fegato: l’azienda lo licenzia

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In seguito a un trapianto di fegato, torna al lavoro, ma l’azienda, data l’assenza prolungata, lo licenzia. Accade a Rivoli.

Gli operari dell’Oerlikon Graziano di Rivoli hanno deciso di scioperare per ore in quanto un loro dipendente, invalido, al 100%, è stato licenziato.

L’uomo, in seguito al licenziamento, dice: “Non posso più svolgere la mia mansione precedente, l’azienda non ha trovato nulla da farmi fare e mi ha mandato via”. Tutti i suoi colleghi si sono stretti intorno a lui dando il via a uno sciopero in quanto le cause di licenziamento sono ingiuste, considerando gli otto mesi di convalescenza.

Questa azienda ha 700 dipendenti a Rivoli, più altri 800 nel resto d’Italia.

Antonio Forchione, l’uomo licenziato, si definisce un operaio modello e racconta la sua esperienza in questa azienda: “Ho sempre fatto i tre turni senza lamentarmi”.

Parla poi del tumore al fegato che l’ha colpito sei mesi fa: “Mi avevano dato sei mesi di vita. Poi ho subìto un trapianto e l’operazione è andata bene”. In seguito al trapianto, avrebbe potuto tornare al lavoro a gennaio, ma i medici gli hanno consigliato di attendere, così come l’azienda: “L’azienda mi ha suggerito di mettermi in ferie, così ho smaltito i giorni che avevo a disposizione.

Lunedì sono tornato al lavoro, ma mi hanno detto che il posto per me non c’era più. Ma io avrei accettato anche un demansionamento”.

In seguito a quanto successo, è anche intervenuto il sindacalista della Fiom che dice: “C’erano tutte le condizioni per trovare una soluzione, ma da parte dell’azienda non c’è stata la volontà. I rappresentanti sindacali sono stati informati a licenziamento già avvenuto. La protesta è stata indetta anche perché è il terzo caso simile, dopo quelli quelli che hanno riguardato due delegati Fiom negli stabilimenti di Bari e di Sommariva Bosco”.

Nel frattempo, l’uomo decide di chiedere un risarcimento, un indenizzo portando in causa l’azienda: “Sono convinto che il giudice mi darà ragione, ma mi auguro che una cosa del genere non succeda mai più: se mi fosse capitato dieci anni fa non avrei avuto nessuna speranza di andare in pensione”.

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