Perchè l’anno bisestile porta sfortuna

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Perchè l’anno bisestile porta sfortuna

ANNO BISESTILE.
ANNO BISESTILE.

Perchè l’anno bisestile porta sfortuna? Quali sono le credenze e le leggende popolari? Scopriamolo insieme con questo articolo.

Il termine “bisestile” deriva dal latino bisextus, ovvero due volte sesto. Tale termine veniva comunemente utilizzato per indicare il sesto giorno prima delle calende di marzo.

Ma proviamo a capire perchè si è diffuso questa diceria, verso l’anno bisestile.

  • Gli antichi romani furono i primi a credere che l’anno bisestile fosse un anno sfortunato. Questo probabilmente perchè febbraio era il mese preposto ai riti dedicati ai defunti, le Feralia, prima di iniziare il nuovo anno che come di consueto cominciava con il mese di marzo. Dunque febbraio era ritenuto un mese funesto e per estensione l’anno in cui proprio quel mese avesse un giorno in più.
  • Le popolazioni più antiche consideravano di cattivo auspicio tutto ciò che consideravano fosse anomalo, proprio come un mese che avesse un giorno in più del dovuto, e queste credenze si sono tramandate sino ai giorni nostri.

Ad alimentare, poi, le superstizioni, sono stati anche numerosi detti come Anno bisesto anno funesto e triste quello che gli viene appresso”, oppure ”anno bisesto tutte le cose van di traverso.
In realtà non c’è alcuna spiegazione scientifica che avvalori queste credenze. C’è solo il semplice fatto che durante alcuni anni bisestili si siano verificate alcune catastrofi ed epidemie. Facendo riferimento ala storia più recente, ci sono anche nel secolo scorso alcune strane coincidenze. Per esempio, nel 2012 era prevista la fine del mondo da parte dei Maya; nel 2004 vi fu lo tsunami nell’Oceano Indiano; nel 1976 vi fu un forte terremoto nel Friuli.

Quando cade l’anno bisestile?

Non esattamente ogni quattro anni, in realtà. Gli anni precedenti a quello che segna l’inizio di un nuovo secolo – quindi 1800, 1900, 2000 – sono bisestili soltanto se si possono dividere per 400. Quindi il 2000 è stato un anno bisestile, il 2100 non lo sarà. La formula per sapere se un anno è bisestile è: se le ultime due cifre sono divisibili per quattro, oppure se l’intero anno è divisibile per 400.

A cosa serve l’anno bisestile?

Un anno solare è il tempo che la Terra impiega a fare un giro completo intorno al Sole. Non è perfettamente divisibile in periodi di 24 ore, cioè in giorni: dura circa 365 giorni e 6 ore. Se tutti gli anni avessero 365 giorni, ogni quattro anni il calendario si ritroverebbe in anticipo di un giorno. Grazie all’anno bisestile, il calendario si “rimette in regola”. In che modo? Aggiungendo un giorno proprio quando l’anticipo accumulato raggiunge le 24 ore (sei ore all’anno, per quattro anni).
Un altro problema è dovuto al fatto che in realtà l’anno astronomico non dur esattamente 365 giorni e 6 ore, ma qualche minuto in meno. Per la precisione sono 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi. Quindi, anche utilizzando gli anni bisestili, dopo 400 anni il calendario si troverebbe sballato, in ritardo di circa tre giorni. Per risolvere il problema, gli anni precedenti a quello di inizio secolo, cioè quelli divisibili per cento, non sono considerati bisestili a meno che non siano divisibili anche per 400. In questo modo, ogni 400 anni ci sono 3 anni bisestili in meno. Così si eliminano i tre giorni di anticipo.

Quando fu inventato l’anno bisestile?

Quasi tutti i calendari elaborati nel corso della storia incorporavano qualche sistema per correggere il fatto che l’anno solare non si potesse dividere esattamente in giorni. L’osservazione del Sole e delle stelle è stata una delle prime scienze a essere sviluppate in quasi tutte le civiltà e già molti secoli prima di Cristo gli astronomi conoscevano bene i tempi della rivoluzione della Terra intorno al Sole. Nel caso del nostro calendario, l’origine dell’anno bisestile risale a Giulio Cesare, che nel 46 avanti Cristo impose un po’ d’ordine alla caotica situazione del calendario romano.

Fino al suo arrivo, l’anno romano durava 355 giorni. Per compensare la differenza con l’anno solare, ogni tanto veniva aggiunto al calendario un intero “mese intercalare”. Il mese durava una ventina di giorni tra febbraio e marzo. In teoria la regola prevedeva che a un anno da 355 giorni dovesse fare seguito uno da 377 giorni, a cui seguiva di nuovo uno da 355 e poi uno da 378, per poi ricominciare il ciclo. Alternandosi in questo modo, il calendario romano riusciva a essere più o meno in linea con quello solare.

In pratica però, le cose funzionavano malissimo. L’autorità che governava i calendari, il Pontefice Massimo, era una figura politica. Così molto spesso accadeva che il mese intercalare venisse accorciato o allungato, inserito o “dimenticato”. Questo in base all’interesse dei Pontefici o dei suoi alleati. Se ad esempio il Pontefice Massimo aveva convenienza a ritardare un’elezione prevista per marzo, poteva inserire dopo febbraio un mese intercalare insolitamente lungo. La situazione era estremamente caotica e Cesare cercò di risolverla. La soluzione arrivò con l’aiuto di matematici ed esperti, alcuni dei quali conosciuti durante la sua campagna in Egitto. Cesare così progettò un calendario diviso in anni di 365 giorni, e di 366 ogni quattro anni.

Una tradizione inglese sull’anno bisestile

Secondo una tradizione di origini anglosassoni, il 29 febbraio è lecito che siano le donne a chiedere la mano del fidanzato (e non viceversa). In base a quanto riporta il famoso canale BBC, a concedere una data alle donne che attendono invano il fatidico anello sarebbe stato niente meno che San Patrizio, su insistente richiesta di Santa Brigida.

Tra l’altro, gli uomini che dovessero ricevere la temuta domanda il 29 febbraio non possono rispondere no a cuor leggero. Questo per via di un’altra leggenda. La regina Margaret di Scozia, sul finire del 1200, aveva stabilito per legge che gli uomini che rifiutavano la proposta del 29 febbraio dovessero pagare una multa. Questo perché anticamente il 29 febbraio non era accettato dal calendario inglese. Quindi “non esisteva”. Essendo un giorno privo di status legale, in quella data era consentito contravvenire alle convenzioni. Quindi potevano essere le donne a fare il grande passo. In Nord Europa ancora oggi, gli uomini che rifiutano una proposta di matrimonio in questo giorno devono risarcire la fidanzata con guanti o vestiti. È una forma di dote al contrario.

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