Alla scoperta di Palazzo Sforza Cesarini, Roma COMMENTA  

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Il palazzo Sforza Cesarini fu eretto dal Cardinale Rodrigo Borgia probabilmente sulle strutture di un edificio preesistente che si può ritenere avesse funzioni di Zecca pontificia. Rodrigo Borgia abita il palazzo in qualità di Vice Cancelliere della Chiesa, carica questa che gli venne conferita nel 1457 da Papa Callisto III di cui Rodrigo era nipote. Da allora il palazzo venne comunemente definito “Cancelleria” appellativo che ritroviamo in molte antiche descrizioni. Succesivamente questo venne restaurato da il Cardinale Galeotto della Rovere

 

Nel maggio 1541  viene rogato a Roma un atto notarile con il quale Monsignor Ottaviano Sforza fà donazione del palazzo al Cardinale Guido Ascanio, cedendogli quei diritti che egli stesso poteva avere in virtù della donazione fattagli dal Duca Massimiliano.


 

Nel 1744 il Duca Giuseppe Sforza Cesarini stipula un contratto con le maestranze al fine di ricostruire il braccio di fabbrica del Palazzo che prospetta sua via dei Banchi Vecchi.  Quest’ala dei Palazzo dopo il crollo o la demolizione, avvenuta probabilmente tra il 1583 ed il 1593, non era stata più recuperata, tanto che la parte sopra il portone veniva abitualmente utilizzata come loggia scoperta.

L’incarico della progettazione della direzione dei lavori è affidato all’architetto Pietro Passalacqua che presenta il “modello”, e stima l’ammontare della spesa.

 

Il restauro avvenuto tra il 1781 ed il 1794, invece, riguarda interventi strutturali nel palazzo e l’esecuzione di un ciclo decorativo da estendere alla maggior parte dell’edificio, al fine di uniformarlo ai modi settecenteschi.

 

Nel complesso la facciata principale si presenta come un ennesimo rifacimento del Palazzo Farnese a Roma, con l’introduzione di motivi di cui possiamo rintracciare l’origine nel tardo Cinquecento romano. Esempio di quella tendenza architettonica affermatasi a Roma sul finire del ‘600 e inizio del ‘700, in un periodo di recupero della tradizione in senso classicista, mitigata da un atteggiamento eclettico e in cui confluiscono gli elementi di un repertorio barocco, manierista e tardorinascimentale.

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