Cosa significa l’espressione “Canto del cigno”?

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Cosa significa l’espressione “Canto del cigno”?

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Origini storiche del modo di dire "canto del cigno", da Platone al cinema contemporaneo, con un approfondimento sull'animale che l'ha ispirato: il Cigno.

Canto del cigno è un modo per indicare l’ultima espressione degna di nota della carriera professionale o artistica di una persona. Difatti, secondo la leggenda, il cigno resterebbe muto per tutta la vita e troverebbe la voce soltanto in punto di morte. Per estensione si usa anche per indicare in genere l’ultimo segnale di vitalità.

Canto del cigno : le origini

È probabile che l’espressione debba la sua origine all’antica credenza popolare secondo la quale il Cygnus olor, altrimenti detto cigno muto per la sua presunta incapacità di emettere suoni, fosse in grado di cantare una struggente e bellissima canzone qualche istante prima di morire.

L’antica Grecia

Una testimonianza di tale credenza la si ritrova nel celebre dialogo filosofico di Platone, il Fedone, risalente al IV secolo avanti Cristo. Proponiamo di seguito alcuni estratti:

-E, come pare, nell’arte divinatoria io vi sembro essere più incapace dei cigni, che quando si accorgono che bisogna che muoiano, pur cantando anche nel tempo di prima, allora cantano moltissimo e benissimo, essendo contenti perché stanno per andarsene presso il dio del quale sono ministri.
– Gli uomini, riferisce il filosofo greco, mentono anche sui cigni e sostengono che essi, prima di morire, cantino per il dolore.
– Ma nessun altro uccello se ha fame, freddo o altro inconveniente esprime col canto la sua sofferenza.
– I cigni, sacri ad Apollo, al termine dei loro giorni, prevedendo il bene che troveranno nel ricongiungersi al loro dio, si rallegrano.

Allo stesso modo Socrate, compagno di servitù dei cigni e non meno di essi indovino, gioisce. Egli è certo che, nel momento in cui la sua anima si sarà liberata dalle catene del corpo, potrà finalmente ritornare alla vera luce.

Rinascimento

Durante tutto il rinascimento ,periodo che si estende dalla metà del XIV secolo alla fine del XVII secolo, numerosi madrigalisti si servirono dell’allegoria del canto del cigno per riflettere sulla condizione umana. E ben presto tale aneddoto divenne a tutti gli effetti un topos (luogo comune, motivo ricorrente). Il musicista fiammingo Jacques Arcadelt (1504/5-1568) compose il madrigale Il bianco e dolce cigno, che riscuoterà un’enorme eco durante tutto il XVI secolo. Anche il compositore e organista inglese Orlando Gibbons (1853-1625), ispirandosi al celebre detto, pubblicò nel 1612 il suo madrigale più celebre, The Silver Swan, incluso nel First Set of Madrigals and Motets of 5 parts.

L’800

La leggenda del canto del cigno esercitò la sua influenza anche sul musicista viennese Franz Schubert, il quale nel 1828 compose una raccolta di quattordici Lieder, intitolata Schwanengesang(D 957), che in italiano significa proprio Il canto del cigno.

L’ironia della sorte volle che lo Schwanengesang diventasse l’ultima profetica composizione per Schubert, il quale nello stesso anno si ammalò di febbre tifoide a Eisenstadt, durante una visita alla tomba di Franz Joseph Haydn (compositore austriaco, 1732-1809), e morì il 19 novembre. Il Canto del Cigno è inoltre il titolo di un’opera teatrale in un unico atto dello scrittore e drammaturgo russo Anton Pavlovič Čechov (1860-1904) , composta nel 1887.

Il 1900

Dall’opera di Čechov nel 1992 è stato tratto il film intitolato Swan Song, diretto dal regista nordirlandese Kenneth Charles Branagh (1960).

Il cigno reale

Il cigno reale è un uccello acquatico appartenente alla famiglia Anatidae. È originario dell’Eurasia, ma è stato introdotto anche in America Settentrionale, Oceania e Africa Meridionale. Ha un’apertura alare compresa tra i 240 e i 275 cm negli esemplari maschi, tra i 220 e i 245 cm nelle femmine. Raggiunge una lunghezza di 150 cm e i maschi arrivano a pesare anche più di dieci chili, mentre le femmine generalmente non superano gli otto chili e mezzo.

Si tratta di un animale stanziale, molto affezionato al proprio habitat. Soltanto le popolazioni che vivono alle latitudini più settentrionali si riuniscono in stormi per andare a svernare nelle regioni più calde.

Il cigno è veramente muto?

Questa specie è nota anche come “cigno muto”, poiché vocalmente silenzioso rispetto ad altre specie di cigni. Normalmente, infatti, emette solo versi gutturali simili a dei gargarismi, difficilmente percepibili dall’uomo. Ecco perché è facile fraintendere o sottovalutate le sue reali condizioni e il suo umore (ad esempio se in un dato momento sia sereno oppure nervoso, sano o sofferente).

È veramente un animale triste?

Ne viene che spesso il cigno si trova costretto ad attaccare fisicamente chiunque ignori i suoi avvisi di stare alla larga. In passato, un’altra erronea credenza era quella di considerare il cigno come un animale mite e in condizione di perpetua sofferenza. Di qui il perché dei numerosi disegni che riproducevano l’immagine del cigno reale con gli occhi socchiusi posti alla giuntura tra il becco e il capo, quest’ultimo sempre rivolto malinconicamente verso il basso.

Al contrario il cigno è invece un animale molto attivo e solare.

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