I fantastici viaggi di Fiorellino, cartone Anni Ottanta

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I fantastici viaggi di Fiorellino, cartone Anni Ottanta

I fantastici viaggi di Fiorellino fa parte dei cosiddetti manga shōjo, cioè di quei fumetti giapponesi dedicati ad un pubblico femminile tra i dieci anni (fine dell’ infanzia) e i 18/19 (fine dell’adolescenza), da cui poi è stato tratto un anime, un cartone animato. In Italia è stato trasmesso per la prima volta nel 1983 da Italia 1 e poi replicato da altre emittenti locali con il titolo Honey Honey – “vero” nome della protagonista – e con un nuovo doppiaggio. La storia è quella avventurosa di Fiorellino, un’adolescente che vive a Vienna durante l’Impero austro – ungarico e lavora come cameriera. La sua gattina Lili ingoierà di Sorriso dell’Amazzone, un preziosissimo anello che appartiene a Florence, un’altezzosa principessa che l’aveva nascosto in un pesce fritto, che poi aveva gettato dalla finestra. La gattina di Fiorellino l’ha appunto mangiato, ma la principessa Florence rivuole il gioiello a tutti i costi: addirittura si promette in sposa a chi glielo riporterà.

Questo significherebbe aprire la pancia della povera Lili, per salvare la quale, Fiorellino fuggirà in giro per il mondo. Interessato all’anello è anche il ladro-gentiluomo Fenice, di cui la ragazzina si innamorerà, corrisposta. Il colpo di scena finale sarà che Fiorellino, grazie ad una rosa tatuata sul piede che compare soltanto a contatto col fuoco, scoprirà di essere la sorella minore della principessa Florence e principessa a sua volta con il nome di Maya, dello scomparso Regno di Push. Inoltre Fenice si scoprirà essere il figlio del primo paladino del re, padre delle due giovani. La prima sigla del cartone animato, “La ballata di Fiorellino”, è stata cantata dal gruppo musicale I Cavalieri del Re, noto per aver interpretato per esempio la prima sigla di “Lady Oscar”, la sigla de “L’Uomo Tigre” e quella di “Gigi La Trottola”. La seconda sigla, invece, intitolata “I fantastici viaggi di Fiorellino” come il cartone animato, è cantata da Cristina D’Avena.

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