Iraq, rallenta l’offensiva su Mosul. Rischio disastro umanitario

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Iraq, rallenta l’offensiva su Mosul. Rischio disastro umanitario

Militari iracheni si riuniscono alla base militare di Qayyarah, a circa 60 chilometri da Mosul, mentre si preparano all'attacco per riconquistare la città, 16 ottobre 2016 (AHMAD AL-RUBAYE/AFP/Getty Images)

In Iraq, l’offensiva su Mosul sta rallentando. Le truppe irachene stentano a prendere il controllo della città e dei dintorni. Rischio disastro umanitario.

L’offensiva lanciata dalle truppe governative dell’Iraq per liberare la città di Mosul, roccaforte e capitale locale dell’Isis, nonché seconda città del paese, sta rallentando. Dopo l’avvio dei giorni scorsi con la notizia di un’avanzata rapida e costante, l’esercito nazionale, al quale si affiancano alcune unità anti terrorismo e di polizia, le milizie sciite e i peshmerga curdi, sembra essersi arrestato a una decina di chilometri da Mosul.

Ieri era stata diffusa la notizia che i peshmerga erano arrivati nei dintorni di Mosul dopo avere preso il controllo di numerosi villaggi e che le loro unità si erano arrestate perché, nel rispetto degli accordi bellici, erano intenzionate a lasciare entrare a Mosul gli uomini dell’esercito iracheno. La situazione è stata confermata anche dall’emittente televisiva Al Arabiya, che ha alcuni inviati sul posto.

Il problema sembra però essere che i miliziani dello Stato Islamico sono ancora presenti in molti villaggi attorno a Mosul e, dove non lo sono più, hanno appiccato incendi e piazzato esplosivi.

Cecchini e esplosivi piazzati dai miliziani dell’Isis in ritirata, timore per attacchi suicidi

Di esplosivi lasciati dalle truppe dell’Isis in ritirata ha riferito anche l’emittente curda Rudaw, evidenziando come questo rallenti in modo notevole l’avanzata verso Mosul. In zona sarebbero inoltre ancora presenti numerosi cecchini e c’è il forte timore di possibili attacchi suicidi da parte dei jihadisti.

Le truppe dell’Isis in fuga dovrebbero dirigersi verso ovest, in territorio siriano, per tentare di ricongiungersi con i miliziani lì ancora presenti. L’esercito ex governativo di Damasco ha fatto sapere a questo proposito che ogni ingresso nel paese sarà considerato “un attacco alla sovranità della Siria” al quale si risponderà “con tutta la forza e i mezzi a disposizione” .

A Mosul sono tuttora presenti circa un milione e mezzo di civili e le Nazioni Unite hanno prospettato uno scenario con quasi mezzo milione di persone in fuga dalla città.

Per questo si sta lavorando per allestire campi profughi e far fronte ad un’emergenza umanitaria. Tutti i timori del momento sono stati ben espressi dalla portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova, la quale ha parlato del concreto rischio di “un disastro umanitario su vasta scala”.

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