La lista del sito neonazista Stormfront e il suo leader Don Black

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La lista del sito neonazista Stormfront e il suo leader Don Black

Qualche giorno fa è emersa la notizia che il più famigerato sito neonazista americano “Stormfront”, il quale fa riferimento all’organizzazione che fa capo a Don Black, ex leader del famigerato Ku Klux Klan, ha pubblicato una lista di politici, magistrati, attivisti dei diritti umani, giornalisti che si occupano di immigrati e di immigrazione in Italia. La procura di Roma ha aperto un’inchiesta per diffamazione e incitamento all’odio razziale.

“Siamo stati accusati di razzismo verso gli immigrati, che li odiamo senza motivo, ma anche gli italiani compiono atti di delinquenza. Io vorrei dimostrare che non odio gli stranieri, ma che anzi odio molto di più certi italiani. È per questo che apro questa discussione in cui vorrei raccogliere il nome di italiani che compiono atti criminali, che aiutano gli allogeni e ne traggono un tornaconto economico”, cercano di difendersi i titolari del sito.

Il primo nella lista è don Ezio Segat, sacerdote della diocesi di Vittorio Veneto e la motivazione, “reo” di aver “preso i soldi raccolti dal Veneto skin” e di averli dati “ai poveri fratelli immigrati”.

Sono indicati poi monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovi di Torino, e don Fredo Olivero, che per la sua attività pastorale nel capoluogo piemontese ha accolto cinquantamila immigrati e rifugiati da tutto il mondo.

Moltissimi i politici, tra cui il governo Monti al completo. Poi vi sono amministratori come il sindaco di Padova Flavio Zanonato, la vicepresidente della giunta toscana Stella Targetti e l’assessore all’Integrazione di Torino Ilda Curti. Tra i politici, gli esponenti di Sel a Milano Luca Gibillini, Mirko Mazzali e Anita Sonego.

Nel sito poi sono citati anche lo scrittore e sceneggiatore Roberto Malini dell’organizzazione Everyone, Gad Lerner e Maurizio Costanzo.

Sul sito Stormfront non si può solo partecipare a discussioni inneggianti all’odio razziale contro neri ed ebrei in primis, ma anche acquistare cimeli hitleriani e incontrare single, a condizione che siano “bianchi e gentili”. Stormfront è il punto d’incontro “ideale” per chiunque aspiri ad un’ “America bianca”, “libera” da ebrei, neri, ispanici e gay.

Ad ispirare tale sito Internet è proprio Don Black, che negli Anni Settanta aderisce al partito popolare nazionalisocialista bianco americano e nel 1981 si occupa del fallito colpo di Stato nella Repubblica Domenicana.

Viene arrestato e detenuto in un carcere federale per tre anni.

Qui Don Black studia informatica e si convince che i computer saranno il suo mezzo per imporre la supremazia dei bianchi negli USA.

Nel marzo 1995 (un mese prima della strage di Oklaoma City) è lui stesso, dalla sua casa a West Palm Beach, a creare Stormfront, “Fronte della tempesta”, denominazione che indica la volontà di “fare pulizia” di tutto ciò che inquina la società americana. Il simbolo scelto è una croce celtica.

Lo aiuta il figlio Derek, che ne diventa il braccio destro. Intanto il numero di utenti del sito cresce a vista d’occhio: nel gennaio 2002 sono 5 mila, nel giugno 2005 superano i 52 mila e, sulla scia del disgusto per l’arrivo di Barack Obama alla Casa Bianca, nel dicembre 2008 arrivano a 133 mila. Vengono reclutati ben 40 moderatori per gestire i forum, i cui temi sono conflitti razziali, progetti di scalata delle istituzioni, nostalgie naziste e armi da fuoco.

Il sito diventa tristemente celebre e l’Anti Defamation League (ADL) contro l’anti-semitismo, conia per Stormfront la definizione di “Supermarket dell’odio”, mentre don Black lo definisce con orgoglio “Il Ku Klux Klan del XXI” secolo.

Il “Southern Powerty Law Center” dell’Alabama, che studia i gruppi suprematisti, scopre l’esistenza di un forum da dove Don Black esorta i suoi seguaci ad arruolarsi nelle forze armate per addestrarsi alla “guerra della razza” allo scopo di ottenere un’America “solo bianca”.

La simpatia per Stormfront raggiunge anche migliaia di persone all’estero.

Don Black propaganda il “White Pride Worldwide”,“Orgoglio Bianco in tutto il mondo”, senza risparmiare neanche l’Italia.

E’ lo stesso Don Black a svelare, nel 2008, l’interesse per il nostro Paese: “Ci piace l’Italia, c’è molta eccitazione sul nostro sito per quello che sta succedendo da voi, siete i primi a reagire, a dimostrare che non vi fate sottomettere dagli immigrati, anche David Duke la pensa così, tanto che passa la maggior parte del suo tempo nel Nord Italia e nel 2007 eravamo tutti a sciare sulle Dolomiti.

Duke è niente meno che l’esponente più importante del Ku Klux Klan negli Stati Uniti. Nel 1990 è diventato deputato della Louisiana con una campagna che ha visto il debutto della testata “Stormfront” per il suo bollettino.

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