Le più belle frasi de L’amore al tempo del colera

Cultura

Le più belle frasi de L’amore al tempo del colera

 

“Era inevitabile: l’odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati.”

Questa è la prima, bellissima frase del libro ” L’amore al tempo del Colera” scritto da Gabriel José de la Concordia García Márquez, soprannominato Gabo da tutti coloro che lo hanno amato e hanno amato i suoi bellissimi libri. Nato in Colombia nel 1927 e morto il 17 aprile 2014; il mondo ha pianto questo autore unico: Premio Nobel per la letteratura nel 1982, è considerato uno dei massimi esponenti del realismo magico, e ha saputo raccontare quella parte di mondo, il Sudamerica, con i suoi colori accompagnati della bellissima poesia delle sue parole scritte, con uno stile scorrevole, pervaso di un’amara ironia.

L’amore al tempo del Colera, è un libro prezioso, che racconta l’amore combattivo, passionale, imperituro, e sofferto di Florentino Ariza per la giovane Fermina Daza, sposa ad un altro uomo, ed è difficile scegliere le frasi più belle, perché dovrei scrivervi l’intero libro.

Ve ne indico alcune, con il consiglio di leggere il libro, se non l’avete ancora fatto:

“Si può essere innamorati di diverse persone per volta, e di tutte con lo stesso dolore, senza tradirne nessuna, il cuore ha più stanze di un bordello”

“Gli sembrava così bella, così seducente, così diversa dalla gente comune, che non capiva perché nessuno rimanesse frastornato come lui al rumore ritmico dei suoi tacchi sul selciato della via, né si sconvolgessero i cuori con l’aria dei sospiri dei suoi falpalà, né impazzissero tutti d’amore al vento della sua treccia, al volo delle sue mani, all’oro del suo ridere”.

“Così pensava a lui senza volerlo, e quanto più pensava a lui più le veniva rabbia, e quanto più le veniva rabbia tanto più pensava a lui, finché non fu qualcosa di così insopportabile che le travolse la ragione”.

“Poi guardò Florentino Ariza, la sua padronanza invincibile, il suo amore impavido, e lo turbò il sospetto tardivo che è la vita, più della morte, a non avere limiti”

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