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Manicomi abbandonati, la storia dell’ospedale di Trenton
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Manicomi abbandonati, la storia dell’ospedale di Trenton

Emma Cacciatori

Si chiamava New Jersey State Lunatic Asylum, poi è stato ribattezzato Trenton State Hospital e, dopo qualche anno, ha assunto il più semplice nome di Ospedale Psichiatrico di Trenton. Quest’ultima denominazione non lascia spazio a dubbi circa la destinazione d’uso: era un manicomio.

Non una casa di cura come tante altre nel mondo, però, bensì la prima struttura costruita negli USA secondo le linee guida studiate dallo psichiatra Thomas Story Kirkbride, secondo il quale la conformazione architettonica degli edifici doveva essere il primo elemento per garantire cure efficaci. Come spesso accade – e come infatti dice il proverbio – la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Questo ospedale, infatti, costruito con il preciso intento di curare i malati mentali nel migliore dei modi possibile, ha finito con il passare alla storia come un manicomio degli orrori.

A Trenton, infatti, il direttore Henry Cotton, a partire dai primi anni del secolo scorso, portò avanti un programma sperimentale di cure che, da un lato, prevedeva misure come l’impiego di un numero maggiore di infermieri al posto di mezzi di costrizione come le camicie di forza, dall’altro, si basava sulla convinzione del tutto errata che la malattia mentale derivasse da qualche forma di infezione.

Cotton iniziò a curare i pazienti secondo quest’ottica, rimuovendo denti, parti di stomaco e altri organi interni, fino all’utero o ai testicoli. I mezzi del tempo, per quanto riguarda la chirurgia, determinarono la morte di moltissimi malati, ma Cotton continuò a sostenere che il suo metodo risultava molto efficace.

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