Roberto Saviano: lettera a se stesso da giovane commovente COMMENTA  

Roberto Saviano: lettera a se stesso da giovane commovente COMMENTA  

Roberto Saviano: lettera a se stesso da giovane commovente

Saviano si scrive una lettera che forse lo salverà , anzi, si dedica una lettere in un video.

Roberto Saviano invia una video lettera a se stesso il giorno prima di salire sul palco di Casal di Principe per presentare ‘Gomorra’ e pronunciare l’anatema contro i boss Zagaria, Schiavone e Bidognetti che gli costerà la libertà. Dal giorno successivo infatti, il 23 settembre 2006, gli verrà affidata la scorta che ancora oggi, a distanza di dieci anni, lo protegge dalle minacce della Camorra.

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Tu vuoi ventisei anni ma quando ti sto scrivendo ne ho 37.. Quello che sta per succederti non te lo puoi neanche immaginare.  Tu ora non mi crederai leggendo. Ma siccome io voglio salvarti provo a descrivertelo.

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Tu adesso sarai convocato a Casal di Principe a presentare il tuo libro, e salirai sul e ad un certo punto mentre salirai su quel palco  ti infervorerai, perché vedi questi ragazzini e queste ragazzine  tutti timidi, impauriti di fronte a parole come compra, ai cognomi dei boss, cognomi che non hanno mai sentito pronunciare  in quella piazza. Non perché come sai questi boss sono pronti ad ammazzare chiunque pronunci il loro nome, figuriamoci, ma solo perché non si pronuncia il nome di Dio invano, non si pronuncia un nome di un boss così, se non è necessario.


E allora tu, mentre ti troverai su quel palco, sentirai nello stomaco una tale rabbia che a un certo punto farai un’affermazione che neanche ti renderai conto di dire.  Dirai Zagaria, Schiavone, Bidognetti andate via, non siete di questa terra, andate via da Casal di Principe, gli toglierai cittadinanza con questa frase. Quindi caro Roberto, non ti puoi rendere conto ora, ma finirai sotto scorta. Si, si verranno proprio a prenderti e tu chiederai: ma quanto tempo durerà questa protezione? E ti diranno… ” dotto.. qualche giorno” e passeranno dieci anni. Non ti spaventare, forse a leggerlo è più dura che a viverlo.

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Quindi caro Roberto, so che queste mie parole saranno utili e so che  forse ti instillerò un dubbio, e cioè che adesso sapendolo, chissà, forse non andrai in quel paese, forse addirittura non farai promozione, cioè difendere le tue parole. Però siccome ti conosco, e ti conosco bene purtroppo, tu fari tutto. Anche se ti sto dicendo esattamente come andrà. Una volta ho letto un verso, che poi metterò in un libro che farò dopo tutto questo storie che ti ho detto. Di una poetessa bulgara che si chiama Blaga Dimitrova, lei si paragona all’erba, all’erba dei campi, e dice così; nessuna paura che mi calpestino, l’erba calpestata diventa un sentiero.  E tu tieni presente sempre questo, puoi essere calpestato una due tre volte, ma sappi che più sarai calpestato più staranno costruendo un sentiero. Buona fortuna, Roberto.

 

Saviano che in merito a Gomorra la Serie ha dichiarato:

“Il nostro punto di partenza era questo: il peggior modo di raccontare il bene è farlo in modo didascalico. Tutti cattivi? Sì, in quel mondo non ci sono personaggi positivi, il bene ne è alieno. Nessuno con cui lo spettatore può solidarizzare, nel quale si può identificare. Nessun balsamo consolatorio. Nessun respiro di sollievo. Lo spettatore, in maniera simbolica, non doveva avere tregua, come non ha tregua chi vive nei territori in guerra. Quindi la visuale doveva essere unica. Nessuna salvezza per nessuno. Polizia, società civile, sono state messe in secondo piano perché così è nella testa dei personaggi che raccontiamo. Quindi nessuna via di fuga narrativa, nessuna quota di bontà pari a quella della cattiveria. Non una serie in cui ci sono ” il cattivo irredimibile, il cattivo che si redime, un buono con delle ombre e il buono redentore”. Con la storia di sangue e la storia d’amore. Questa dialettica così classica e così scontata non serve più a un paese che è andato culturalmente oltre. Ecco perché abbiamo scelto un modo diverso di raccontare, non l’unico, non il più giusto, ma certamente diverso. Condivido la critica che spesso viene mossa alle serie italiane – e soprattutto ai direttori di rete che le scelgono – di essere costruite come se qualcuno le avesse masticate prima di darle in pasto ai telespettatori per evitare che possano strozzarsi. Noi non volevamo costruire storie masticate, ma storie difficili da digerire, di quelle che ti tornano in mente il giorno dopo e ancora devi forzarti a scrollartele di dosso.”

Saviano che in merito alla sua vita blindata, preannunciata in questa video lettere, racconta:

“Qualche volta, quando non ne posso più della mia vita blindata, sento Raffaele Cantone perché vive costantemente sotto scorta non da due anni, ma da molti di più. Cantone ha scritto un libro che racconta il suo periodo alla Dda di Napoli, intitolato Solo per giustizia. Diviene magistrato quasi per caso, dopo aver cominciato a fare pratica come avvocato penalista. Diviene magistrato per amore del diritto. Ed è proprio quel percorso che lo porta a divenire un nemico giurato dei clan. Non lo muove nessuna idea di redimere il mondo, nessuna vocazione missionaria a voler estirpare il cancro della criminalità organizzata. Lo guidano invece la conoscenza del diritto, la volontà di far bene il proprio lavoro, e anche il desiderio di capire un fenomeno vicino al quale era cresciuto. A Giugliano. Un territorio attraversato da guerre di camorra che ricorda sin da quando era ragazzo.[…] Raffaele Cantone oggi non lavora più alla Dda, è diventato giudice al massimario della Cassazione. Ma ha voluto dare un altro strumento per sconfiggere le mafie. Un libro in cui si racconta come si arriva a diventare uno dei principali nemici dei clan e come è fatta la vita di chi li combatte: solo per giustizia.”

Saviano che non molla mai, e che prosegue a realizzare il sentiero:

“Una cosa è certa: io, come molti altri, continueremo a raccontare. Userò la parola come un modo per condividere, per aggiustare il mondo, per capire. Sono nato, caro Presidente, in una terra meravigliosa e purtroppo devastata, la cui bellezza però continua a darmi forza per sognare la possibilità di una Italia diversa. Una Italia che può cambiare solo se il sud può cambiare. Lo giuro Presidente, anche a nome degli italiani che considerano i propri morti tutti coloro che sono caduti combattendo le organizzazioni criminali, che non ci sarà giorno in cui taceremo. Questo lo prometto. A voce alta.”

 

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Mamma, laureata, scrittrice incallita, ambientalista da una vita, esperta in Pnl, in comunicazione di massa e nel benessere emotivo. Maremmana per amore di questa terra tanto rigogliosa, fiorentina di nascita e di formazione. Blogger e redattrice on line, attualmente studentessa in Seo Web Marketing Specialist.

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