Roma, agguato a Tor Vergata: morto 43enne

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Roma, agguato a Tor Vergata: morto 43enne

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Un albanese 43enne è stato ucciso a colpi di pistola a Tor Vergata, intorno alle 23. Dietro l'agguato forse una faida familiare che si trascinava da tempo.

Potrebbe esserci un’annosa faida familiare dietro l’agguato che ieri sera, giovedì 27 aprile 2017, è costato la vita a Gasper Reçi, cittadino albanese di 43 anni. Poco dopo le 23.00 l’uomo è stato raggiunto da quattro colpi di pistola in via Simeri Crichi, a Tor Vergata. Tutto è avvenuto vicino alla sua abitazione e sotto gli occhi della compagna, rimasta per fortuna illesa. Le volanti della polizia, accorse rapidamente sul posto, l’hanno trovata in stato di shock accanto al corpo della vittima. I soccorritori del 118, anch’essi giunti prontamente sul luogo dell’agguato, non hanno potuto fare nulla per il 43enne, che è morto poco dopo il loro arrivo.

Nessun testimone. Si indaga su rapporti familiari e conoscenze della vittima

Non ci sarebbero testimoni dell’agguato, ma i rilievi effettuati dalla polizia fino a tarda notte sembrerebbero indicare che chi ha sparato è poi fuggito a bordo di un’auto.

Gli inquirenti stanno vagliando attentamente i rapporti familiari della vittima. L’ipotesi che al momento sembra più probabile, infatti, è che l’omicidio sia maturato all’interno di una faida familiare, che sarebbe andata avanti da tempo. Anche amici e conoscenti della vittima sono sotto la lente d’ingrandimento, poiché al momento nessuna ipotesi è ancora considerata da escludersi. La compagna di Reçi è stata interrogata e ha spiegato di non aver visto l’agguato, essendo scesa in strada solo dopo aver sentito gli spari. In casa con lei c’era anche la figlia che la donna ha avuto dalla vittima.

Il primo omicidio con armi da fuoco dopo un periodo di relativa quiete

L’agguato di ieri sera è il primo in cui sono state usate armi da fuoco dopo un periodo di relativa quiete per la Capitale. Durante il quale vi sono stati, però, numerosi sequestri di pistole e fucili che hanno interessato soprattutto le periferie romane.

Le armi da fuoco, infatti, circolano massicciamente negli ambienti legati al traffico e allo spaccio della droga.

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