Roma, danni all’Elefante di Bernini: storie di vandalismo COMMENTA  

Roma, danni all’Elefante di Bernini: storie di vandalismo COMMENTA  

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La statua dell’Elefante in piazza della Minerva a Roma è stata danneggiata dai vandali la scorsa notte. L’ultimo di una lunga serie di episodi.

A Roma, la statua dell’Elefante di Gian Lorenzo Bernini è stata danneggiata. Alcuni vandali ne hanno staccato una parte, in corrispondenza di una delle zanne, lasciandola poi a terra vicino alla statua.


L’immediata segnalazione ha portato sul posto le forze dell’ordine che, coadiuvate dagli esperti della Sovrintendenza ai Beni Culturali di Roma, hanno raccolto il pezzo staccato e messo in sicurezza l’area.


Le indagini sono state avviate subito, al fine di individuare i responsabili del gesto. Si prevede di utilizzare le riprese delle videocamere di sicurezza presenti nella zona.


Danni alla Barcaccia

La Capitale non è nuova a episodi di questo genere. Il più recente, e uno di quelli che ha avuto maggiore risonanza, risale al febbraio dello scorso anno, quando alcuni tifosi olandesi del Feyenoord provocarono gravi danni alla Barcaccia, la fontana ai piedi della scalinata di Trinità dei Monti. Nonostante le promesse, in particolare del ministro olandese Ivo Opstelten, che definì i suoi compatrioti dei “barbari spudorati” e delle “bestie”, l’assenza di riprese video evitò ai tifosi ogni incriminazione.

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Le martellate alla Pietà di Michelangelo

L’episodio più famoso di vandalismo sulle opere d’arte rimane lo sfregio alla Pietà di Michelangelo, provocato dal geologo australiano di origini ungheresi Laszlo Toth. L’uomo, il 21 maggio del 1972, entrò nella Basilica di San Pietro e, al grido di “Cristo è risorto, io sono il Cristo”, iniziò a colpire con violenza la statua della Madonna con una mazzetta da cinque chili. Riconosciuto instabile, trascorse due anni in manicomio e non fu mai incriminato per quel gesto.

La distruzione di Palmira

Parlando di distruzione deliberata di opere d’arte, invece, non si possono non ricordare gli orrori commessi dai miliziani dell’Isis a Palmira. In quel caso si trattò di iconoclastia, cosa ben diversa sia dal banale vandalismo, sia dalla follia (sebbene secondi alcuni ci sia della parentela con quest’ultima). Un esempio per tutti: la statua del Leone di Palmira, costruita un secolo prima di Cristo e distrutta alla fine fra la fine di giugno e l’inizio di luglio dello scorso anni dagli uomini del Califfato.

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