A Biella una dipendente ha denunciato presunti abusi sessuali e comportamenti vessatori da parte del suo superiore in azienda. La Procura, però, ha chiesto l’archiviazione delle accuse e la motivazione del giudice fa discutere.
La denuncia a Biella: condotte vessatorie, contesto lavorativo e prescrizioni legali
La lavoratrice, con 26 anni di anzianità nell’azienda, ha denunciato condotte che definisce “mobbizzanti e persecutorie” sin dal settembre 2013, subito dopo aver respinto le presunte avances del superiore.
Tra i comportamenti contestati figurerebbero battute a sfondo sessuale, richieste esplicite come “Me la dai?” o “Mi pensi durante i fine settimana” e atteggiamenti confidenziali indesiderati, ritenuti dalla donna generatori di “shock e terrore”.
Tuttavia, per il pm, il reato di maltrattamenti non può essere configurato perché l’azienda, con circa 40 dipendenti, non rappresenterebbe un contesto familiare o para-familiare, requisito necessario per applicare la norma. A complicare il quadro, la querela sarebbe stata presentata solo a luglio 2024, mesi dopo le dimissioni della dipendente, che ha spiegato di aver temuto di perdere l’unica fonte di reddito, soprattutto dopo un infortunio sul lavoro e la diagnosi di sclerosi multipla.
Anche le testimonianze a supporto risulterebbero limitate e poco precise: un’unica collega ha confermato che la vittima era “presa di mira” dall’indagato, ma senza riuscire a ricostruire con esattezza tempi e modalità dei comportamenti contestati.
Il fascicolo è dunque stato proposto per archiviazione, lasciando alla valutazione del gip la decisione finale, mentre il caso solleva questioni più ampie sul confine tra molestie percepite come invadenti e atti penalmente rilevanti.
Accuse di abusi in azienda a Biella, Procura: “Sotto il seno non è zona erogena”
La Procura di Biella ha chiesto l’archiviazione delle accuse di violenza e molestie sessuali mosse da una dipendente nei confronti del suo diretto superiore, un 51enne responsabile del reparto Finissaggio e Rammendo della Lanificio Ferla Egidio spa di Valdilana. Secondo il pubblico ministero Dario Bernardeschi, gran parte dei presunti episodi denunciati dalla donna non sarebbe sufficientemente chiara né collocabile nel tempo e nello spazio.
La donna non avrebbe fornito una descrizione sufficientemente dettagliata dei presunti episodi di violenza, tanto che per i giudici resta incerto se i contatti siano avvenuti sul seno, considerato “zona erogena”, o subito al di sotto, classificata come “zona non erogena”.
La Procura evidenzierebbe anche discrepanze tra le diverse dichiarazioni della 51enne: in alcuni passaggi della querela, la donna sostiene che il superiore le avrebbe “sfiorato il fondoschiena” e in altri casi “in maniera lasciva appoggiato e toccato con la mano il fondoschiena”.
Queste imprecisioni avrebbero messo in dubbio la possibilità di procedere penalmente. A tal proposito, si tratta di una richiesta di archiviazione e non di una sentenza: ora spetta al gip di Biella decidere se accogliere la posizione della Procura o ordinare ulteriori accertamenti. L’indagato resta coperto dalla presunzione di innocenza.