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Aggredito con una bombola a gas e cacciato di casa perché gay: la storia di Giacomo

Dopo Malika, anche Giacomo ha una storia simile: allontanato e vessato dalla famiglia poiché gay.

giacomo gay

La storia di Malika Chalhy, vittima dell’omofobia e cacciata di casa dalla famiglia, non è purtroppo l’unica di questo genere in Italia. Dopo la denuncia della giovane, anche Giacomo, un ragazzo gay della provincia di Arezzo, ha trovato il coraggio di raccontare quanto gli è accaduto.

Due storie simili, caratterizzate da violenza fisica e psicologica.

Giacomo, picchiato dalla famiglia perché gay

Giacomo, giovane originario di Levante, ha raccontato la sua storia ai microfoni di “Spunti e spuntini”, una trasmissione mattutina in onda su Teletruria. Il calvario è iniziato due anni fa, quando ha deciso di rivelare alla famiglia il suo orientamento sessuale. La madre non l’ha presa bene e si è rivolta allo zio, il quale ha dato inizio alle violenze.

Sono stato offeso, preso a calci e pugni e aggredito con una bombola del gas. Mia madre mi ha tolto le chiavi di casa, mio zio ha distrutto il computer dove tenevo tutti gli appunti dell’università“, ha detto.

Il ragazzo è stato costretto a lasciare la sua abitazione. “Quando sono andato a riprendere a casa i miei vestiti, mio zio (convivente della madre, ndr) mi si è scagliato contro – ha raccontato ancora Giacomo – causandomi diverse lesioni.

Mia madre mi ha detto ‘sei un malato mentale, non sei più mio figlio‘”. L’unico a sostenere il giovane sarebbe stato il padre, divorziato. L’uomo lo ha accolto nella sua casa e tutt’ora si occupa di lui. “Se non fosse per lui sarei sotto un ponte“.

La denuncia

Non è tutto. La madre di Giacomo, infatti, lo ha denunciato per lesioni personali e maltrattamenti in famiglia. Accuse che il ragazzo rispedisce al mittente.

Le indagini preliminari si sono infatti chiuse e il giovane ha a sua volta denunciato lo zio per le percosse.

Abbiamo tutti gli elementi per smentire quanto sostenuto dalla donna“, ha spiegato a Fanpage.it l’avvocato Antonio Panella, che difende il ragazzo. “Giacomo ha dato fin da subito la propria disponibilità ad essere ascoltato dal pubblico ministero, a nostro sostegno porteremo anche dei referti medici“.

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