Il Tribunale del Riesame di Roma ha confermato le misure cautelari e l’aggravante del metodo mafioso per i quattro indagati nell’attentato esplosivo contro Sigfrido Ranucci. L’inchiesta sull’ordigno fatto esplodere davanti alla casa del giornalista a Pomezia prosegue con nuovi accertamenti sul presunto mandante.
L’ipotesi del mandante e le intercettazioni: resta sotto esame la posizione di Valter Lavitola
Stando a quanto riportato da Il Gazzettino, per la Procura di Roma, il presunto mandante dell’attentato sarebbe Valter Lavitola, imprenditore ed ex giornalista che aveva un rapporto di amicizia con Ranucci. Secondo gli investigatori, Lavitola avrebbe avuto un ruolo nell’organizzazione dell’azione attraverso un suo collaboratore, Gomes Clesio Tavares, dipendente del suo ristorante di Monteverde, che avrebbe contribuito a mettere in contatto il presunto mandante con il gruppo ritenuto responsabile dell’esecuzione materiale.
L’uomo, di origine camerunense, dopo i fatti sarebbe rientrato nel proprio Paese.
Nelle intercettazioni raccolte dagli investigatori sarebbero emerse frasi considerate significative dagli inquirenti, tra cui: «Facciamo la storia», «una bomba telecomandata… stiamo parlando di 20 anni» e «mal che vada me li vado a fare questi 30 anni». In una conversazione, inoltre, uno degli arrestati avrebbe dichiarato: «Che siano 10 anni o 20 anni, a me cosa cambia? Sto là, sto bello, dormo, mangio e bevo».
Secondo la Procura, il gruppo avrebbe effettuato anche sopralluoghi nei pressi dell’abitazione di Ranucci prima di piazzare l’esplosivo. Gli investigatori avrebbero ricostruito l’utilizzo di un’auto collegata a Tavares e alla sua compagna e una presunta presenza dello stesso Lavitola durante una delle verifiche preliminari, avvenuta il 15 settembre, circa un mese prima dell’esplosione.
Lavitola, che ha negato ogni coinvolgimento, ha più volte dichiarato pubblicamente la propria estraneità ai fatti, pur sostenendo di conoscere le ragioni che potrebbero aver portato all’attentato. “Sono sicuro al cento per cento che finirò in carcere“, avrebbe detto durante un’intervista televisiva a Filorosso della Rai, aggiungendo: “Forse vogliono vedere se io stando fuori faccio degli errori“. Nel frattempo gli inquirenti continuano a ricostruire eventuali collegamenti e motivazioni dietro l’attacco.
Attentato a Sigfrido Ranucci, il Riesame conferma gli arresti: resta l’aggravante mafiosa
Come riportato da Rai News, il Tribunale del Riesame di Roma avrebbe confermato il quadro accusatorio nei confronti delle quattro persone ritenute coinvolte nell’attentato esplosivo contro l’abitazione del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. I giudici hanno ribadito la validità delle misure cautelari e dell’aggravante del metodo mafioso contestata dalla Procura di Roma. L’episodio risale al 16 ottobre 2025, quando un ordigno esplose davanti alla villetta di Pomezia dove il giornalista vive con la famiglia, provocando danni a un’auto e al cancello dell’abitazione. Stando alle ultime indiscrezioni riportate, i quattro indagati, tutti originari della Campania, restano quindi sottoposti alle misure già disposte: tre di loro, Antonio Passariello, Pellegrino D’Avino e Saverio Mutone, rimangono in carcere, mentre Marika De Filippis resta agli arresti domiciliari.
Le difese avevano presentato ricorso chiedendo la revoca della custodia cautelare e l’eliminazione dell’aggravante mafiosa, sostenendo che gli indagati non fossero consapevoli della reale portata dell’azione e che non conoscessero nemmeno il presunto mandante. Le richieste, però, sono state respinte dai magistrati.
Secondo l’accusa, i quattro rispondono, a vario titolo, dei reati di detenzione, porto e utilizzo di ordigno esplosivo, danneggiamento e minaccia, aggravati dal metodo mafioso. Nell’inchiesta, coordinata inizialmente dal pm della Dda Carlo Villani e poi seguita dal pm Edoardo De Santis, lavorano i carabinieri del Nucleo investigativo. Al centro della decisione del Riesame c’è proprio la conferma dell’aggravante mafiosa, ritenuta invece non applicabile dagli avvocati difensori Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri.
