Nuovi sviluppi nell’inchiesta sull’attentato contro Sigfrido Ranucci. Gli investigatori hanno perquisito l’abitazione del collaboratore di Valter Lavitola, mentre emergono elementi secondo cui l’imprenditore sarebbe stato pronto a lasciare l’Italia con un volo diretto in Africa.
Le dichiarazioni di Lavitola, del suo legale e di Ranucci
Davanti ai magistrati della Procura di Roma, Lavitola ha respinto ogni accusa, sostenendo di non avere alcun coinvolgimento nell’attacco.
“Non sono stato io, non so chi possa essere stato e non ho idea del movente“, ha dichiarato spontaneamente, scegliendo poi di avvalersi della facoltà di non rispondere. L’imprenditore ha inoltre definito “fraterno” il rapporto che lo lega a Sigfrido Ranucci e ha spiegato che il presunto sopralluogo effettuato insieme a Gomes Clesio Tavares sarebbe riconducibile al fatto che entrambi frequentavano abitualmente le rispettive abitazioni.
In merito alla presenza del collaboratore in Camerun, ha precisato di “non averlo mandato in Camerun“, aggiungendo che il suo soggiorno nel Paese africano sarebbe legato a un’attività sui carbon credit e facilmente verificabile attraverso il passaporto.
Sulla stessa linea si è espresso il suo difensore, l’avvocato Arturo Cola, che insieme al collega Sergio Cola assiste Lavitola: “Il mio assistito ha affermato la sua totale estraneità alla vicenda e ha spiegato che per lui Gomes è come un figlio: ora si trova in Camerun, non per sfuggire alle indagini ma per curare degli interessi che Lavitola ha lì relativamente ai carbon credit“.
Anche Sigfrido Ranucci ha manifestato incredulità dopo aver appreso dell’identità dell’indagato. “Ci conosciamo dal 2019, non l’avrebbe mai fatto. Ci sentivamo spesso, eravamo amici“, ha affermato inizialmente. Successivamente ha aggiunto: “È una notizia che mi ha lasciato un senso di stordimento. Con Valter abbiamo avuto un rapporto d’amicizia dopo che è stato oggetto di nostre inchieste, è stata anche una fonte importante per alcune inchieste di Report. Sono convinto, finché non vedo ovviamente le prove, della sua innocenza. Tuttavia, sono convinto che anche se dovessero emergere delle responsabilità, non avrebbe mai fatto del male a me e alla mia famiglia“, ribadendo al tempo stesso la piena fiducia nell’operato della Procura di Roma.
Attentato a Ranucci, Lavitola stava per scappare? La scoperta dopo l’ultima perquisizione
Le indagini sull’attentato ai danni del giornalista di Report Sigfrido Ranucci proseguono con nuovi sviluppi. Secondo gli investigatori, Valter Lavitola, ritenuto dalla Procura di Roma il presunto mandante dell’esplosione avvenuta il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del conduttore a Campo Ascolano, frazione di Pomezia, sarebbe stato sul punto di lasciare l’Italia con destinazione Africa. Come riportato da Fanpage, durante gli accertamenti pare sia emerso che l’imprenditore avrebbe acquistato un biglietto aereo e la perquisizione nella sua abitazione, eseguita la sera del 4 luglio, sarebbe stata disposta dopo che gli investigatori lo avevano visto uscire di casa con un trolley.
Parallelamente, i carabinieri hanno eseguito una perquisizione nell’abitazione di Gomes Clesio Tavares, collaboratore e factotum di Lavitola, residente con la compagna in un comune della provincia di Napoli. La donna è stata ascoltata come persona informata sui fatti. Secondo l’ipotesi investigativa, Tavares avrebbe svolto il ruolo di collegamento tra Lavitola e il gruppo che avrebbe materialmente collocato l’ordigno esplosivo davanti alla villetta del giornalista. Gli inquirenti ritengono che l’uomo si trovi attualmente in Camerun.
Nei confronti di Lavitola, la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati è stata resa pubblica il 6 luglio. Le contestazioni comprendono detenzione, porto in luogo pubblico e utilizzo di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso e in concorso con le quattro persone già arrestate perché ritenute gli esecutori materiali dell’attentato.
