> > Attentato a Sigfrido Ranucci, Lavitola respinge le accuse: "Non sono stato io"

Attentato a Sigfrido Ranucci, Lavitola respinge le accuse: "Non sono stato io"

Attentato a Sigfrido Ranucci, Lavitola respinge le accuse: "Non sono stato io"

Lavitola, indagato come presunto mandante dell'attentato al giornalista di Report, respinge ogni accusa e ricostruisce il rapporto con Ranucci.

L’inchiesta sull’attentato ai danni di Sigfrido Ranucci si arricchisce di nuovi sviluppi. Valter Lavitola, indagato come presunto mandante, respinge ogni accusa davanti ai magistrati, mentre emergono ulteriori dettagli sul presunto movente e sulla ricostruzione degli investigatori.

L’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci e gli sviluppi investigativi

L’inchiesta, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e ora seguita dal sostituto procuratore Edoardo De Santis, ipotizza che Lavitola abbia commissionato l’attentato esplosivo avvenuto il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci, nella zona di Torvaianica, nel comune di Pomezia.

L’esplosione, provocata da un ordigno composto da gelatina da cava, ha distrutto due automobili del giornalista e danneggiato il muro di cinta della proprietà, senza provocare feriti. Gli investigatori ritengono che Gomes Clesio Tavares abbia svolto il ruolo di intermediario tra Lavitola e il gruppo incaricato di reperire l’esplosivo ed eseguire materialmente l’azione, partecipando anche a un sopralluogo nella zona.

Come riportato da Rai News, per gli inquirenti il gruppo operativo sarebbe formato da Antonio Passariello, ritenuto uno dei promotori, Pellegrino D’Avino, Marika De Filippis e Saverio Mutone, fermati tra Napoli e Avellino e destinatari di misure cautelari. A tutti, insieme a Lavitola e Tavares, vengono contestati, a vario titolo, i reati di strage aggravata in concorso, detenzione, porto e utilizzo di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento aggravati dal metodo mafioso.

Le indagini si fondano su numerosi elementi investigativi: le immagini di videosorveglianza hanno consentito di individuare una Fiat 500X noleggiata in Campania e utilizzata per raggiungere il luogo dell’attentato, mentre l’analisi dei tabulati telefonici ha evidenziato la corrispondenza tra gli spostamenti dei cellulari degli indagati e il tragitto compiuto dal veicolo sia il giorno dell’esplosione sia durante un precedente sopralluogo.

Nel corso delle perquisizioni pare siano stati sequestrati telefoni e computer di Lavitola, ora al vaglio degli investigatori, che continuano a lavorare per chiarire il movente dell’attentato.

Attentato Sigfrido Ranucci, Lavitola davanti ai pm: “Non sono stato io”

Valter Lavitola ha respinto ogni addebito nell’inchiesta della Procura di Roma sull’attentato dinamitardo contro il giornalista Sigfrido Ranucci. Come riportato dall’Ansa, durante le dichiarazioni spontanee rese ai magistrati, l’imprenditore ha affermato: «Non sono stato io, non so chi possa essere stato e non ho idea del movente», scegliendo poi di avvalersi della facoltà di non rispondere. Si è detto profondamente sorpreso dall’accusa di essere il presunto mandante dell’attentato, sostenendo che il rapporto di amicizia con il conduttore di Report sarebbe incompatibile con qualsiasi ipotesi di movente. A sostegno della propria versione ha spiegato che la sua presenza nei pressi dell’abitazione di Ranucci, circa un mese prima dell’esplosione, era dovuta al fatto che «andava lì a trovare Ranucci».

Lavitola ha inoltre respinto le contestazioni riguardanti Gomes Clesio Tavares, il cittadino camerunense anch’egli indagato, precisando di non averlo inviato in Camerun e che la sua permanenza nel Paese africano sarebbe legata a motivi di lavoro nel settore dei crediti di carbonio. Parallelamente, in un’intervista rilasciata a La Verità, ha raccontato di aver lavorato a un progetto politico che avrebbe valutato una possibile candidatura di Ranucci alla guida del centrosinistra. Secondo il suo racconto, alcune analisi svolte da «persone di assoluta credibilità» indicavano il giornalista come un potenziale leader capace di rafforzare il consenso della coalizione. Da qui sarebbe nata l’idea di commissionare un sondaggio, con una griglia di domande predisposta da due giornalisti e successivamente rivista dallo stesso Ranucci.

Quest’ultimo, però, avrebbe sempre escluso un proprio impegno politico, ribadendo che «per me Report vale di più della presidenza del Consiglio». Lavitola ha respinto anche le ricostruzioni secondo cui tra i due vi sarebbe stato un accordo legato all’attentato, commentando: «Che fossimo d’accordo lo pensano e dicono in molti», per poi definire priva di logica l’ipotesi di una strategia finalizzata a favorire una futura candidatura politica.

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