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Avvelenamento da ricina: esiti degli esami su Gianni e Alice Di Vita

Avvelenamento da ricina: esiti degli esami su Gianni e Alice Di Vita

Nuovi dettagli emergono nel caso dell'avvelenamento da ricina a Pietracatella. Gli esami condotti dal Robert Koch Institute potrebbero rivelare informazioni cruciali.

Il misterioso caso di avvelenamento da ricina a Pietracatella continua a tenere con il fiato sospeso le autorità e l’opinione pubblica. Le ultime analisi condotte dal Robert Koch Institute di Berlino su Gianni e Alice Di Vita, i due membri della famiglia sopravvissuti, potrebbero fornire risposte decisive.

Le indagini, avviate dopo la tragica morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita lo scorso Natale, hanno subito una svolta significativa grazie all’intervento degli esperti tedeschi.

Il Centro antiveleni di Pavia aveva già confermato la presenza di ricina nelle vittime, ma ora gli specialisti del Robert Koch Institute stanno esaminando circa 70 campioni prelevati dall’abitazione di via Risorgimento.

Le analisi del Robert Koch Institute: un passo avanti nelle indagini

Gli esami condotti dal Robert Koch Institute hanno rivelato che Gianni e Alice Di Vita non sono mai entrati in contatto con la ricina.

Questo risultato, ottenuto attraverso tecniche avanzate in grado di rilevare tracce della sostanza anche a mesi di distanza, è stato richiesto dalla procura di Larino per accertare un’eventuale esposizione al veleno.

La procuratrice Elvira Antonelli ha nuovamente ascoltato Alice Di Vita, mentre gli specialisti tedeschi Christian Herzog e Sylvia Worbs hanno effettuato un sopralluogo mirato nell’abitazione di Pietracatella.

Le operazioni, completate in una sola giornata, suggeriscono che gli esperti potrebbero già avere indicazioni precise su dove cercare le tracce della ricina.

Il possibile vettore della ricina e le domande aperte

Se il vettore della ricina è stato individuato, il prossimo passo sarà capire chi lo abbia introdotto nella casa di via Risorgimento e, soprattutto, chi fosse il vero bersaglio. Le indagini si concentrano ora su questi due interrogativi fondamentali.

Gli specialisti tedeschi hanno lavorato per ore nella palazzina di via Risorgimento insieme agli investigatori italiani e al consulente nominato da Vittorino Faccilla, legale di Gianni Di Vita. Le operazioni, completate in una sola giornata, suggeriscono che gli esperti potrebbero già avere indicazioni precise su dove cercare le tracce della ricina.

Un elemento cruciale riguarda la possibile presenza di anticorpi riconducibili alla ricina in Gianni Di Vita e nella figlia Alice. Gli esami su questi campioni di sangue potrebbero fornire indicazioni importanti sulla ricostruzione dei fatti. Gianni Di Vita ha riferito di avere accusato disturbi gastrointestinali negli stessi giorni in cui Antonella e Sara stavano male, ma non risulta indagato per il duplice omicidio.

Le dichiarazioni dell’avvocato e l’attesa dei risultati

L’avvocato Antonio Macrì, che assiste alcuni familiari delle vittime, ha sottolineato l’importanza degli accertamenti scientifici per escludere scenari alternativi e fare chiarezza sulla posizione di Gianni Di Vita. La difesa di Di Vita ha sempre respinto le ricostruzioni che potessero gettare sospetti sull’uomo.

Gli esami del sangue di Gianni e Alice Di Vita potrebbero aggiungere un tassello fondamentale alla ricostruzione del caso. La presenza o l’assenza di anticorpi potrebbe aiutare a stabilire chi fosse il vero bersaglio dell’avvelenamento e chi abbia avuto accesso al veleno.

Nel frattempo, gli investigatori continuano a lavorare intensamente per risolvere il giallo. Le indagini, coordinate dalla Squadra Mobile di Campobasso procedono contro ignoti, ma gli elementi raccolti sembrano restringere progressivamente il perimetro dell’inchiesta.

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